FOCUS JUVE – Senza più nascondersi, la Juve adesso fissa la meta

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La rincorsa che diventa rimonta, la profezia realtà, un miraggio la meta.

Sono otto adesso le vittorie consecutive della Juventus, che sorride  a vele spiegate verso la fine di questo girone di andata, che vede la vetta distante a soli tre punti, che vede il cammino illuminarsi, di luce propria. Confezionando un perfetto 3-0 contro il Verona di Del Neri, entra nel nuovo anno in fierezza, e vincente così come aveva concluso il 2015.

Il campionato italiano insegna che non esistono traiettorie più semplici di altre, che le cose posso complicarsi improvvisamente, o che posso risolversi con la stessa velocità. Per la Juve inizia un periodo di vera solidità, di attenzione, di concentrazione ai massimi liveli: dopo aver pagato contro le piccole, è vietato commettere ancora questi errori. E la partita contro il Verona è proprio quella giusta per tornare a “scuola” , perché ha permesso libertà di espressione, controllo pieno, quasi padronale. Ed è diventata simbolo di un ritorno, ancora in punta di piedi, di una risalita, resa possibile anche dalla gestione adulta e di buon senso dei nostri giovani di talento. Una gestione apparentemente dura, ma formativa, dei vari Dybala, Alex Sandro, dei vari Pogba e Morata.

Morata, proprio lui, l’eroe d’Europa, è quello che sembra risentire più di tutti di questa gestione e che, ancora una volta, stecca nell’occasione di dimostrare la sua importanza, di affermare il suo ruolo: gioca per la squadra, difende, attacca lo spazio, ma manca il goal. A digiuno da tre mesi, entra ufficialmente in un’astinenza che non si fa preoccupante per la squadra, ma per il concretizzarsi di una gerarchia tra attaccanti in cui lo spagnolo sembra perdere terreno, e per il rafforzarsi di un circolo vizioso noto a molti attaccanti: se il goal non arriva, non si riesce più a segnare. Non si parla affatto di cessione, nonostante lo spettro della recomprada ,il feeling con i tifosi è ancora intatto pronto a trasformarsi in idillio al primo goal.

Semplice sfortuna? Attesa? O preoccupate realtà?

Difficile affrontare il tutto con la giusta serenità, quando a mettere a repentaglio il tuo posto è proprio il tuo collega prediletto, quel Simone Zaza che invece pronto si fa trovare, sempre. In splendida forma sa giocarsele  e come le sue occasioni: un goal ogni 98 minuti, la media goal più alta del parco attaccanti juventino, e uno spirito da trascinatore che lo sta mettendo in mostra in vista del prossimo europeo, sembrano tutti gli ingredienti giusti per il sorpasso ai danni dello spagnolo al quale si sta lasciando ancora il tempo per ritrovare il proprio equilibrio in una squadra in cui non gli si chiede più la semplice corsa in contropiede.

Accanto a Dybala, Zaza si sta dimostrando più duttile. Già, “accanto”, perché Dybala fa tutto da solo e va avanti perla dopo perla, con un repertorio che finalmente annovera anche i calci piazzati così da rendere risolta anche l’emergenza punizioni. Un talento così non può che aggiungere bellezza, freschezza, imprevedibilità al nostro campionato. Niente da aggiungere alla faccia degli scettici di inizio stagione.

Quanto facilmente ci si abitua alla bellezza, e questo 3-0 bello e facile. E’ uno schiaffo.

Non al Verona, incolpevole in questo senso, ma al campionato, in cui si ha ancora tutta la voglia di affermarsi. Un campionato che non ha capofila degne e che lascia ancora tutto aperto. Uno schiaffo alle avversarie, quelle vere, quelle che lassù dovrano imparare a gestire il vantaggio, a difendere un debole primato. Uno schiaffo ai detrattori di ottobre, alle facili richieste di dimissioni, ai rassegnati della prima ora, ai figliol prodighi dell’ultima. Il punto di arrivo di questa rincorsa è chiaro, ma ancora troppo lontano. Ciò che conta davvero è il viaggio, non la meta. Nulla di più falso nello sport, in cui conta solo vincere, nulla di più difficile in un campionato in cui il viaggio è fatto di molte tappe, un viaggio lungo e pieno di parentesi. Un viaggio in cui la meta per la Juve è sempre stata quella di finire più in alto di tutte.

E se proprio questo viaggio deve insegnare e rendersi più utile della meta stessa, allora che la Juve faccia tesoro della sua nuova identità: un atteggiamento, specchio del suo allenatore, che la rende interprete eccellente dei momenti della partita, e camaleontica esecutrice di cambiamenti in corsa. Non spienge più al massimo per 90minuti, ma sa dosare  momenti di ripartenza, momenti di gestione della palla, del domino, degli spazi. La sensazione che ci sia ancora qualcosa di inespresso fa ben sperare, un miglioramento che sta passando dai singoli per arrivare al collettivo. In questo viaggio conta la meta, e arrivarci attraverso la migliore concretizzazione di un’idea che la Juve ha sempre rappresentato.

Iniziare come si è finito, e la speranza di finire così come si è iniziato.

La splendida vittoria 3-0 contro l’Hellas Verona – VIDEO

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