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diritti omosessuali

L’Italia deve introdurre il riconoscimento legale per le coppie dello stesso sesso. L’ha stabilito la Corte europea dei diritti umani. I giudici di Strasburgo hanno condannato l’Italia per la violazione dei diritti di tre coppie omosessuali, guidate da Enrico Oliari, presidente di Gaylib, l’associazione nazionale dei gay liberali e di centrodestra. Le tre coppie hanno fatto ricorso contro l’impossibilità di vedersi riconoscere in Patria l’unione. Lo Stato dovrà versare a ognuno dei ricorrenti 5 mila euro per danni morali.

«La corte ha considerato che la tutela legale attualmente disponibile in Italia per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di una coppia impegnata in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile», si legge in una nota della Corte.

Italia condannata per aver violato i diritti di tre coppie omosessuali

Tra i Paesi membri del Consiglio d’Europa c’è la tendenza a riconoscere i matrimoni omosessuali. 24 stati su 47 stanno adottato una legislazione in tal senso. In Italia il disegno di legge sulle unioni gay è ancora fermo in Senato dopo il primo sì ricevuto dalla Commissione Giustizia di Palazzo Madama.

Ivan Scalfarotto, sottosegretario alle riforme costituzionali e ai rapporti con il Parlamento, da giorni impegnato in uno sciopero della fame per chiedere l’approvazione di una legge in materia, ha pubblicato un tweet dove sottolinea la condanna inflitta all’Italia dalla CEDU, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

La Corte europea dei diritti dell’uomo, che non è un organismo dell’Unione europea, nel 2013 aveva già condannato la Grecia per aver escluso le coppie dello stesso sesso dalle unioni civili.

Il Parlamento europeo si è espresso più volte in favore dei diritti delle coppie omosessuali, l’ultima nel giugno 2015, quando l’Europarlamento ha approvato una relazione in cui si chiede di riconoscere i diritti delle famiglie gay.

Se i ricorrenti o il Governo non chiederanno un rinvio alla Grande Camera (formata dal presidente della Corte, dai vicepresidenti e da altri quattordici giudici per un totale di diciassette membri e che esamina i casi più complessi) per un nuovo esame della questione, la sentenza della Corte di Strasburgo diventerà definitiva tra tre mesi.

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