Nato sfida Putin: 5 nuove basi a Est

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NEWPORT. L’Ucraina è stato il tema principale del vertice atlantico che ha visto la Nato impegnata a fronteggiare aspirazioni egemoniche e mire espansionistiche di Vladimir Putin in Europa dell’est, nello spazio di quella che fu l’Unione Sovietica. Non a caso gli attori più impegnati nella ricerca di una coalizione militare immediatamente attiva risultano i paesi baltici  e la Polonia.

«Il principio della difesa collettiva non è negoziabile: la Nato è pronta a difendere ogni suo alleato. Non staremo a guardare», così il presidente USA Obama in conferenza stampa dopo il vertice di Newport. Anche se l’Ucraina non è un membro Nato, l’Alleanza si impegnerà a preservarne «sovranità, l’indipendenza, l’integrità territoriale e il diritto all’autodifesa», aggiunge Obama. Non ha dubbi l’inquilino della Casa Bianca: “il messaggio a Mosca sarà forte”.

Ulteriori sanzioni economiche contro il Cremlino e installazione di 5 nuove basi militari in Europa orientale le misure previste dall’Alleanza Atlantica. Una nuova forza di intervento rapido sarà stanziata a difesa dei paesi di confine. «Oggi i pericoli tornano a essere alle frontiere dell’Europa». «La Russia deve sapere che se attacca uno di questi Paesi, colpisce l’intera Nato», avvisa il segratario generale dell’Alleanza Rasmussen.

Restano però differenze di veduta tra i diversi partner Nato circa la strategia da usare nei confronti di Mosca. E’ il premier italiano Renzi a lasciarlo intendere, pur consegnando, di fatto, responsabilità ed oneri in capo allo stesso Putin: «voglio sperare che il presidente Putin metta fine alle polemiche, alle invasioni di sovranità e che prevalga la saggezza, perché anche nello scacchiere internazionale avremo bisogno di una Russia ben integrata nella comunità internazionale. Sarebbe un bene per tutti», sostiene il presidente del Consiglio italiano.

Pur nella unità dell’azione in ambito Nato, restano dunque, ancora, di tono distinto gli approcci di Europa e Stati Uniti. Se Obama afferma con convinzione che sanzioni e riarmo siano «la sola ragione grazie alla quale oggi è stata raggiunta una tregua», i Paesi del Vecchio Continente attendono, costretti anche da un iter burocratico complesso, che la tregua di Minsk tenga, riservandosi l’opzione eventuale, osservato il cessate il fuoco, di sospendere l’applicazione delle sanzioni previste.

 

 

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