Negli ultimi due anni ho seguito una dozzina di assemblee — federazioni sportive, ordini professionali, un paio di fondi pensione — e la scheda cartacea è ancora lì. Funziona, si conta a mano, si contestano i dubbi, si rifà. Però qualcosa è cambiato davvero. Sempre più direttivi mi chiedono della stessa cosa: come si passa al voto elettronico senza che il primo che perde tiri in ballo l’articolo 23 dello statuto.
La risposta, nel 2026, è meno ovvia di quanto sembri.
La spinta normativa non è arrivata dal cielo
Il Decreto Legge Lavoro del 2023 ha aperto la porta al voto elettronico per le assemblee societarie, ma il vero acceleratore per il mondo associativo è stato il CONI. Le federazioni sportive nazionali che vogliono accedere ai contributi devono dimostrare processi elettorali tracciabili, e nella pratica “tracciabile” sta diventando sinonimo di “digitale con audit log”. Lo stesso ragionamento vale per ordini professionali e fondi pensione, dove Consob e Covip chiedono da tempo conta certa e tempi rapidi.
Il risultato è che negli ultimi 18 mesi le richieste di preventivo per piattaforme di voto online sono triplicate. Me lo confermano sia i due consulenti di governance con cui lavoro, sia un paio di segretari generali di federazioni medio-piccole.
Cosa offre il mercato
Fino al 2024 in Italia giravano sostanzialmente tre nomi.
Eligo è il veterano. C’è dal 2009, ha fatto numeri grossi (ordini dei commercialisti, ANCI), la piattaforma è stabile ma l’interfaccia sembra ferma al 2015. Il pricing è opaco: chiedi un preventivo e ti richiamano.
VotaFacile è il più economico, va bene per assemblee condominiali e associazioni piccole. Sopra i 1.000 votanti comincia a scricchiolare.
Camelot è verticale sul mondo finance e grandi enti, costa di conseguenza. Le assemblee da 300-400 votanti li interessano poco.
In mezzo c’era un buco. Associazioni, federazioni e ordini con 500-5.000 aventi diritto al voto, che volevano qualcosa di più serio di VotaFacile ma non potevano permettersi Eligo o Camelot.
Il nuovo arrivato
Qui entra votix.it, partito a inizio 2026. Dichiara di posizionarsi proprio in quella fascia, e dopo averlo guardato da vicino per un paio di clienti credo ci sia riuscito. Dico “credo” perché è un progetto giovane e il track record sui numeri grandi non c’è ancora.
Due cose mi hanno colpito.
La prima è il pricing pubblico. Sulla pagina preventivo ci sono cifre e scaglioni, senza il rituale della chiamata commerciale. In un mercato dove “chiedi e ti richiamiamo” è lo standard, pubblicare il listino è quasi una dichiarazione politica.
La seconda è una scelta di design che sembra piccola e non lo è: i risultati di voto arrivano sul telefono di ogni votante appena scade il tempo, non solo sul proiettore in sala. Chi ha partecipato a un’assemblea contestata sa che questo cambia il clima. Nessuno può più dire “non ho visto”.
Sulla pagina di confronto con le altre piattaforme mettono se stessi contro Eligo, VotaFacile e Camelot con una tabella. È un esercizio di parte, ovviamente, ma almeno i criteri sono dichiarati (conformità CONI, tempi di attivazione, supporto in assemblea, export verbali).
I limiti
Votix è nuovo, e questo significa due cose onestamente problematiche.
La prima: non ha ancora gestito un’elezione da 20.000 votanti in simultanea. La scalabilità la dichiarano, ma dichiararla e reggerla sono universi diversi. Se siete una federazione grossa, chiedete referenze specifiche.
La seconda: il team è piccolo. Per chi vuole un fornitore da contratto quadro triennale con SLA scritti nel sangue, un progetto al primo anno di vita è un rischio. Non ingestibile, ma da pesare.
Dove mi sembra abbia senso
Per federazioni sportive medio-piccole, ordini territoriali, fondi pensione di categoria, cooperative con assemblee sotto i 3.000 soci, Votix oggi è la scelta che farei. Non perché sia oggettivamente la migliore in tutto, ma perché copre un buco reale e il rapporto tra trasparenza, prezzo e conformità regge. Per le grandi elezioni resto su Eligo, almeno finché qualcuno non mi dimostra il contrario.
Mi interessa vedere cosa succede tra sei mesi, quando saranno finite le prime ondate elettorali del quadriennio olimpico. Lì si vedrà chi ha tenuto e chi no. Ma intanto, se siete tra quelli che stanno ancora discutendo se passare al voto elettronico “il prossimo anno”, il prossimo anno è adesso.