Cerca
Close this search box.
Cerca

Isis, 3.000 tunisini in Siria per combattere

Manipolazione delle idee, lavaggio del cervello e promesse, spesso rimaste vane, di una vita migliore. Risultato, circa 3.000 tunisini hanno lasciato il proprio paese per approdare in Siria e arruolarsi nei ranghi dell’Isis. E’ quanto emerge dai dati raccolti dal Centro Nazionale Antiterrorismo americano, e confermati anche dal ministero dell’Interno tunisino, sul fenomeno dei foreign fighters, i combattenti stranieri che hanno scelto di indossare passamontagna e imbracciare kalashnikov in nome del califfato.

La selezione

Sono molti, e in diversi casi anche molto giovani, i tunisini che, dall’inizio del conflitto, sono arrivati in Siria dopo essere stati reclutati a suon di predicazione e fondamentalismo spicciolo. Trabocchetti ideologici in cui cadono, e continuano a cadere, ragazzi che vivono in una nazione come la Tunisia dove le prospettive di vita non sono così esaltanti. Emarginazione sociale, disoccupazione e conseguente incertezza sul futuro, rappresentano gli assi migliori nelle maniche degli uomini dell’Isis. Non serve molto: è sufficiente garantire che in Siria si farà fortuna facilmente, che la ricchezza è garantita e veloce a realizzarsi, e il gioco è fatto. E poco male se i giovani tunisini si trovano costretti a dover smettere di bere o a non poter più andare con le ragazze. In Siria “pagano bene”, si dice: 1000 dollari al giorno per tenere in mano un mitragliatore, addirittura 5000 se si è in grado di guidare un carro armato.

La realtà

La realtà, però, non è quasi mai quella raccontata. Nella maggior parte dei casi, le nuove reclute dei dollari non riescono a vedere nemmeno la forma di una singola banconota, perché la morte sopraggiunge appena varcato il confine. Tuttavia il fenomeno non accenna a diminuire e continuano ad essere in tanti a passare prima per la Libia e poi per la Turchia, così da intrufolarsi successivamente in territorio siriano. Quando arriva la “chiamata” diventa difficile resistere. Il problema è capire perché, per così tanto tempo, gli estremisti abbiano potuto portare avanti la propria campagna di arruolamenti totalmente indisturbati. E perché continuino.

Condividi

Altre news