FOVUS JUVE – La Juventus, il sogno e il grande incubo

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Juventus

Vorrei avere con me le parole per farli vincere questi ragazzi. Per trasmettergli davvero cos’è per noi questo “fino alla fine”, questa (quasi) ossessione per la vittoria che fa dell’estenuante culto dei tre punti un mantra maniacale.

Essere tifoso della Juventus è anche (o soprattutto?) questo.

La sconfitta contro la Roma arriva al momento giusto, per alcuni, sbagliatissimo per altri. Arriva quando ormai siamo praticamente in estate, l’ultima la ricordavamo sotto la neve. Dato che dovrebbe rassicurarci, e forse per alcuni è proprio questo. Dato che invece preoccupa i meno lungimiranti, perchè arriva adesso porprio quando ci si aspetta tutt’altro. Non sappiamo più perdere, non sappiamo più cosa si dice, cosa si fa. Soprattutto il giorno dopo. Come si sopravvive a una sconfitta, come si affrontano le chiacchiere da bar. Allora diciamo di tutto, o forse non diciamo niente. I giorni che ci separarno dall’affrontare il primo obiettivo stagionale, cono così. Confusione, frenesia, voglia di, voglia di non.

Il bicchiere è mezzo pieno per il tifoso tranquillo.

Da almeno un paio di anni a questa parte ad inizio campionato la maggioranza dei tifosi, proclama l’unico vero obiettivo stagionale: la Champions League. Lo scudetto è visto da tanti, non da tutti, quasi come un passaggio obbligato, una formalità, una pratica da sbrigare tra settembre e il girone d’andata di Champion’s e giugno con la sua finale. Tutto questo fino alla prima sconfitta: là dove scattano i processi e dove si sprecano con tutta la sinonimia che la lingua italiana ha da offrire quando si tratta di descrivere una tragedia. Tutto questo come se le avversarie non fossero mai esistite.

L’assenza di Dybala, Alex Sandro, Chiellini, il centrocampo sperimentale con Pjanic e Lemina, erano chiaramente un segnale: la chiudiamo stasera, o alla prossima. Il KO di Roma non è sorprendente in senso assoluto, ci può stare. Colpisce però il livello eccessivo di rilassatezza, di disattenzione evidente. Terrorizza più che altro. La Juventus non era lata come chi l’ha saltata, non bassa come chi le ha girato intorno, non ha allungato in temp oil piede, non è stata furba a focalizzare le energie. Il problema della “pratica scudetto” però non è la prossima contro il Crotone (o meglio non dovrebbe esserlo), ma questa finale “intermedia”.

Niente paura. I problemi del calo fisiologico della Juventus possono essere facilmente compresi. Occhio alla Lazio: sarebbe comprenbile lo stesso genere di problema in una finale in cui le motivazione devono andare a mille. Stop al turnover: sulla carta così si vince di più. Schierarsi al top delle possibilità è l’unica strategia realmente valida, contro una Lazio che ha dalla sua una forma fisica smagliante e la testa libera da altri obiettivi. Il fattore campo è l’ultimo dei problemi a creare influenza. Il miglior attacco del  momento contro la miglior difesa che, però, inizia a scricchiolare.  Il pronostico pende a nostro favore, ma è impossibile sottovalutare una squadra che vive un momento straordinario e nelle partite secche, si sa, spesso quanto seminato nel corso della stagione conta poco.

Anche se, “è ora di raccogliere” questo ha detto poco fa Allegri in conferenza stampa alla vigilia di una “mini stagione” che durerà da qui a i prossimi venti giorni. Se la tattica avrà pagato lo sapremo già domani sera, allora sapremo se il gioco a tenersi avrà dato i suoi frutti. la sconfitta di domenica è ancora (per poco) rimediabile, se dovesse arrivare domani, rovinerebbe il lavoro di una stagione che si è mantenuta aperta su tre fronti con il conseguente dispendio di energie. Giocarsi tutto in venti giorni. Come una serie di bocconi da mandare giù uno alla volta. Come una serie di sapori diversi, con i tempi giusti per preaprarsi il palato. Abbiamo già vissuto un finale così. Finali così. Quest’anno niente abbuffate. Ma bocconi lunghi. Pazienza. Tanta.

Noi sappiamo come si osservano gli altri dall’alto. E come quest’anno ricordo una Juve che arriva tranquilla, consapevole, ad afferrare tutti gli obiettivi prefissati. Una Juve psicologicamente attrezzata, ed economicamente solida.

Il cerchio si chiude se vinci.

La prova del temp ola superi se vinci. E’ vero, non sarebbe giusto, anche in caso di sconfitta, sminuire il lavro fatto durante una stagione che ha dello straordinario. Ma proprio in virtù di questo non sarebbe giusto non onorarlo fino in fondo. Nel calcio non esistono medaglie d’argento. Il podio non può essere un traguardo.

Sì, vincere è l’unica cosa che conta.

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