FOCUS JUVE – IT’S TIME FOR MORE (solo per capitani coraggiosi)

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Dybala

“Coraggio, dopo aprile viene maggio” senza dubbio uno dei detti popolari più diffusi, più utilizzati.

Lo dicevano i contadini e i pastori dopo il rigido inverno, quando i segni della buona stagione erano già evidenti, ma le giornate piene di sole si facevano ancora desiderare. Lo ripetevano poi in tutte le occasioni, nelle quali lo scoramento stava prendendo il sopravvento.

Un invito alla speranza. Un invito a guardare al futuro con le migliori prospettivo.

Lo usiamo ancora noi, quando ad esempio, dopo aver superato delle prove importanti, o dopo aver affrontato un periodo piuttosto stressante e duro, cerchiamo, anche solo con le parole, di superarlo, guardando oltre. Come se “quell’altrove” potesse essere, solo al pensiero, immediatamente un posto migliore. Scrivere nel post “impresa” sarebbe stato sicuramente più semplice, ma meno ispirante. Vittorie come quella contro il Barcellona sono pericolosamente rilassanti, e per chi come me, scrive giusto di pancia, portano un generale svuotamento. Da scarica, non riesco a produrre neanche una sillaba.

Oggi con la Juve di maggio, torno a scrivere in prima persona, torno a raccontare, come due anni fa, quello che sento, quello che sperano possano comprendere gli attuali “addetti alla sofferenza” e non. Non si può certamente includere nel novero di queste considerazioni la partita contro l’Atalanta (si trattava innanzitutto ancora del 28 aprile), perché decisa da una serie di episodi talmente isolati da non poterne fare un commento davvero globale. La Juve nel secondo tempo è migliorata, con il migliorare dei singoli. Una Juve che ha fatto la frittata proprio a causa delle debolezze degli stessi. Ma se la diretta avversaria sul fronte campionato, ha aiutato molto per dormire con gli occhi entrambi chiusi, cosa possiamo aspettarci invece sull’altro fronte, quello che si aprirà domani sera nel palcoscenico del Louis II.

La partita di Bergamo, nonostante le sue iniziali problematiche, ci ha mostrato che lo sforzo minimo di questa Juventus non è più solo quello di mettersi sulla difensiva, ma quello di arrivare agli attaccanti con un fraseggio possibilmente corto e poco rischioso. E’stato così al Camp Nou, molto probabilmente sarà così a Montecarlo.

Per quanto questo sbiadito campionato di serie A abbia mostrato ancora una volta lo strapotere juventino, e abbia contribuito a nascondere tutti gli elementi di umanità di questa Juve, è importante invece notare quante volte, nel cammino tra le mura di casa, la squadra abbia esposto la guancia allo schiaffo. La partita di Bergamo è la sintesi perfetta di tutti quegli elementi che confluiscono in una partita quando la testa è altrove, cali di tensione tipici di una vigilia importante. Debolezze che ci si può permettere soprattutto quando invece, in campo europeo, non sono emerse mai. Nella giornata della partenza per Montecarlo, parlerà in conferenza stampa il capitano Gigi Buffon, consapevole del fatto che più che infondere entusiasmo, spirito di coesione, unione di squadre, dovrà infondere in questo prepartita, forza fisica, gambe, fiato.

Juventus – Barcellona 3-0 –  VIDEO 

Se la Juventus, infatti, viaggia sulla maturità della gestione, il Monaco spinge su gambe giovani, sulla corsa. E se da una parte la Juve ha dimostrato di avere tutte le carte in tavola per poter arrivare allo step finale, sorprendendo tutti nella notte del Camp Nou, è vero che dall’altra il Monaco rende al massimo delle sue capacità perché volare sulle ali dell’entusiasmo alleggerisce le gambe e soprattutto il cuore. In una doppia sfida che vede la Juventus favorita, vietato sottovalutare il bagaglio di potenzialità che porta con sé la squadra di Mbappè. Formazione e modulo standard con una significativa novità, che poi è un atteso ritorno: Claudio Marchisio al posto dello squalificato Khedira.

“Il tempo mette ognuno al proprio posto. Ogni regina sul suo trono, ogni pagliaccio nel suo circo”

E ancora sugli opposti: la fase difensiva migliore d’Europa contro la fase di attacco tra le più ruspanti arma letale di Jardim: il diciottenne Mbappé, è la punta dell’iceberg. Ma occhio pure all’iceberg: Silva, Lemar, Bakayoko, Mendi senza sottovalutare il vecchio Falcao che sembra aver ritrovato proprio quest’anno la sua vocazione al goal. Permettono alla squadra di essere imprevedibile nonostante una costruzione di gioco molto lineare. Mbappé e Falcao si dividono gli spazi in profondità, si alternano negli strappi e nel pressing, mescolano velocità e potenza. In una squadra del genere, in sostanza, fanno tutta la differenza. Una montagna tutt’altro che di ghiaccio che segna sempre, da ogni posizione, a diverse velocità, in diverse modalità. Non è un caso che nelle tante vittorie tra campionato e Champions ci sono stati tanti e sempre diversi marcatori.

Alzare “muri” di difesa resistere con centrocampo “a catenaccio” forse sarebbe riduttivo. E sebbene la Juventus faccia della fase difensiva il suo fiore all’occhiello, non si può dire che termini del genere possano identificare in toto questa Juve: una squadra che gioca con quattro attaccanti e due terzini d’attacco. Soffrire un tempo a Barcellona è nella logica giusta di un doppio confronto. La Juve doveva difendere il 3-0 dell’andata. Una situazione di controllo che porterebbe a metterla sul piano del calcolo, soprattutto in vista del ritorno tra le mura di casa. Senza però chiudersi troppo nella logica del controllo del risultato. Reggere all’arrembaggio dei primi venti minuti potrebbe essere la più facile chiave di lettura, svoltare con la presenza nella loro metà campo la chiave evolutiva.

Determinante sembra a questo punto la battaglia sulle fasce. Con Cuadrado e Mandzukic a garantire il controllo dei terzini avversari ingabbiando così la manovra del contropiede. Basterà ripetere la partita di Barcellona? NO. Le ripartenze dei francesi sono molto più pericolose. SI. In termini di consapevolezza, concentrazione e determinazione. Aldilà di quanto possa sembrare semplice restare distaccati e valutare il peso reale delle due squadre, la Juve ha dalla sua parte, oltre ad un superiore di livello tecnico che emerge soprattutto guardando ai singoli, anche una maggiore esperienza nel valutare l’avversario. Il maggio della Juve si apre così, con la prima grande sfida. Con un grande punto interrogativo: se contro il Barcellona le premesse portavano già ad esiti scontati, in questo caso non ci si può spingere a pronostici, non ci si può adagiare sulle aspettative.

Stamattina aprendo Facebook il mio calendario filosofico diceva questo: “Il tempo mette ognuno al proprio posto. Ogni regina sul suo trono, ogni pagliaccio nel suo circo”.

Ecco. E’tempo. “FOR MORE”.

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