FOCUS JUVE – Non c’è due senza tre

34
0
CONDIVIDI
Higuain - Juventus

Secondo la più antica, e più utilizzata, schematizzazione della narrazione, ogni storia, racconto, che si rispetti deve essere caratterizzato da un inizio, che fa scaturire l’azione partendo dalla motivazione dei personaggi, uno sviluppo che arricchisce di eventi e porta avanti la storia, e una fine, in cui gli obiettivi del protagonista devono giungere ad una conclusione, positiva o negativa che sia.

Qualsiasi storia che manca di uno di questi passaggi, non può dirsi compiuta, perché lascerebbe insoddisfatto lo spettatore.

Vien da sé, quindi, che utilizzare la tipica suddivisione in tre atti sarà il modo più veloce e chiaro per raccontarvi la storia di oggi. Il primo atto, momento in cui avviene la presentazione dei personaggi, si apre, in un questo caso, con un flashback, nel momento in cui per la nostra protagonista, non erano chiare tante delle certezze che ormai oggi conosciamo.

Il primo atto si conclude, infatti, un mese fa, quando a finita la gara di andata di Coppa Italia si è sentito parlare solo di due elementi in fondo collaterali alla risoluzione del racconto stesso: i due rigori assegnati nel corso di una gara proprio nel momento in cui la Juventus si trovava sotto di un goal, e proprio quando, ad alimentare le solite chiacchiere da bar, non più fantasiose e originali, sarebbe bastato davvero molto meno. Il primo atto serve, quindi, a prendere confidenza con i personaggi della storia, a farci affezionare, o irritare, a prendere le parti o a scontrarci con loro, ma contiene anche i germi che possono farci intuire gli scontri che avverranno dopo.

Il 3-1 dello Stadium, infatti, regala alla Juventus un risultato comodo per la partita di qualificazione del ritorno, ma anche la consapevolezza che “qualcosa cova sotto la cenere”. Nonostante la vittoria, infatti, lo spettatore/tifoso è perplesso e ancora bloccato tra la facilità del risultato e la scottante verità delle differenze che ancora emergono tra quella che potrebbe essere una grande squadra, ma che ancora deve fare il salto di qualità, che fa fatica a costruire in fase di manovra, e quella che è inattaccabile dal punto di vista della difesa, della gestione, e del conseguimento dell’obiettivo.

Nel secondo atto, la storia si sposta, a distanza di un mese, su un altro fronte (decisamente più a Sud).

Si tratta del momento in cui si sviluppano e approfondiscono i conflitti, che generano nuovi eventi, si chiariscono i motivi – espliciti o impliciti – dai quali i conflitti sono scaturiti. Nuove situazioni, storie secondarie s’intrecciano intorno alla vicenda principale, esasperano la tensione narrativa, causano nuovi e più forti conflitti che a loro volta gettano il protagonista nella fase più tesa della storia, quella che culmina nel punto dove tutti i conflitti sembrano soverchiarlo e condurlo alla sconfitta.

E questi motivi, questi elementi, sono tutti palesemente esposti in una Napoli blindata, in una gara militarizzata che è quella di campionato in cui ancora una volta, la nostra protagonista, torna a scontrarsi con vecchi, ma sempre nuovi, conflitti. Due partite ravvicinate contro qualunque squadra non sono mai facili, figuriamoci quando queste arrivano sul campo probabilmente più “pericoloso” per la Juventus, quello del Napoli.

La gara si apre subito con il vantaggio della Juventus, che però smette quasi immediatamente smette di colpire l’avversario, votandosi interamente e completamente al controllo sterile della partita. La scelta di far riposare Dybala, Cuadrado, Alves e Sandro, il che significa l’annullamento di Higuain, era una dichiarazione anticipata di intenti. Trarre il massimo profitto: un punto. Zero cicatrici.

Alla fine del secondo atto, giungiamo nel climax della storia: il punto di massima tensione, il culmine emotivo e drammatico. E’ il momento che “dà la svolta” alla storia, è seguito dal finale, che, nelle storie d’azione, non concede alcuna pausa, tirando dritto sino all’epilogo, sempre ad alta tensione. Il momento che ci conduce al nostro terzo atto. Ancora nella cornice di Napoli, ancora ingabbiati in un San Paolo acceso, infuocato, di tifo, di fischi, di recriminazioni, di rancore. Più climax di così!!

Dal punto di vista stilistico il finale deve rispecchiare l’andamento di tutto il racconto: è chiaro che in un contesto del genere arrivare alla vittoria sarebbe stato davvero difficile. Eppure è stato un obiettivo appena sfumato un 3-2 che “stilisticamente” regala la vittoria a loro, ma nei fatti consegna la finale a noi (la terza consecutiva, per la prima volta nella storia dei club). La pratica partenopea, al Netto dei numerosi errori in fase difensiva da parte della Juventus, è archiviata grazie a una doppietta di Higuain, l’eroe della storia. L’eroe deriso, insultato, fischiato, spernacchiato. Proprio lui.

Il finale è sempre la parte più complessa di un’opera: molti lavori crollano infatti proprio al loro atto conclusivo. Deludono. Scontentano.

Ma non è il caso di questa storia. Di un racconto breve, diviso in tre atti, ma che non può che durare una vita.

Nell’epoca dei vari “Il Napoli gioca meglio”, ”La Roma è più spettacolare”, “L’Inter è più “ricca”, si snoda, ovviamente, la storia collaterale. Quella che finisce con i Pecoraro-bis, che inizia con i Taglialatela. Quella degli “ANTI” in cui si perdono inizio e fine. “Ma non ti sei stancato di vincere?” Cosa si risponde all’antijuventino, a chi non sa cosa si prova dopo “quel”2006. A chi non sa cosa vuol dire vincere, partita dopo partita, dieci anni dopo. A chi non sa cosa si sente a vincere, ancora, dopo essere stati detronizzati, smembrati, umiliati.

No. E’ impossibile stancarsi. Vincere è bello. Anche quando non si vince.

E mai, come in questo momento, in cui la Juve è brutta, non entusiasma, non elettrizza, non fa spettacolo, non è importante. Ma è l’unica cosa che conta.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright OVERPRESS