FOCUS JUVE – La Juventus e il velo di Maya

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Dybala

Secondo uno dei più importanti e soprattutto affascinanti concetti della filosofia moderna, gli uomini sono impediti nella visione del mondo da una sorta di schermo, che li protegge questo sì, ma che li rende ciechi di fronte a quella che è la forma della vera realtà. Gli uomini sono quindi separati dalla percezione effettiva del mondo da un confine sottile: il velo di Maya.

Coperto da questo velo l’uomo non vede “realmente” il mondo, ma la rappresentazione di quello che sono i suoi desideri: il mondo è quindi specchio dei suoi sogni, della sua volontà. La morale, se questa fosse una favola, ci suggerirebbe di rompere, squarciare questo velo, per aprire effettivamente gli occhi e vedere finalmente il mondo nella sua bellissima originalità.

Perché scomodare in questo modo così profano un grande filosofo come Schopenauer?

Perché farlo parlando di calcio?

Il tema della verità è sempre stato argomento molto caro a tutte le generazioni che hanno visto luce su questo pianeta. E anche a proposito di Juventus, si tratta spesso di considerazioni che sono influenzate, orientate, spesso manipolate ad hoc, per rendere questo velo ancora più spesso, ancora più ruvido, tanto da impedirci la vera comprensione della realtà, in questo caso, dei fatti.

Come un virus, che è stato liberato, la consuetudine a leggere con occhi altrui, ha allontanato gli sguardi dei non addetti ai lavori, dalle cose belle, da quanto di concreto e pesantemente vero sta costruendo questa Juventus. Regina sola e solitaria di un calcio fatto di delegittimazione, e non più di riconoscimento, di nemici da abbattere non più di avversari da rispettare. Lontanissima dal proseguire nelle polemiche che hanno caratterizzato i posti partita delle ultime settimane, sarebbe giusto però cercare di comprendere e analizzare le verità di questo momento della verità. Questo perché l’aria che si sta respirando in questo ultimo periodo, soprattutto per quanto riguarda il nostro campionato nazionale, è per essere gentili, quella di un ipnotico distoglimento, una simpatica aria di distrazione di primavera.

Squarciato il velo di Maya infatti quello che si vede è la bellezza di 45 minuti di gioco attento e ordinato. Senza troppi sprazzi di spettacolo, ma insieme di istanti che vanno a comporre una continuità che riempie delle statistiche a dir poco fenomenali. Senza il velo, si vede una Juventus, non brillante, ma inarrestabile nella sua corsa al dominio, con i suoi 24 tiri in porta (di cui 12 nello specchio) eredità di una splendida partita contro il Milan che ha mostrato, insieme alla bella prestazione, la capacità di creare tanto e subire poco. La partita contro il Milan ha segnato un solco tra la Juventus e le altre squadre proprio in virtù di quel punto, arrivato sul finale, proprio in virtù di quel pareggio che sarebbe bastato. A loro.

La partita contro il Milan ha però segnato un altro confine, seppur più sottile, tra la Juve e la Juve. Tra i suoi grandi meriti, e le sue grandi capacità (che forse per la prima volta si sono resi evidenti proprio venerdì sera) e le sue mancanze, in termini di concretezza, soprattutto in termini di finalizzazione. E’ vero che ogni contesto va analizzato nel momento in cui si hanno tutti gli elementi per poterlo fare, ed è vero che non è giusto giudicare situazione diverse con gli stessi concetti valutativi, ma nel contesto europeo in cui ci ritroviamo di nuovo immersi domani sera, sbaglia chi non conclude, chi tenta ripetutamente senza riuscire. Lasciare aperto un risultato per così tanti minuti, non è un rischio che si può correre, soprattutto contro una squadra che ha già dimostrato simpaticamente ai nostri colleghi italiani quanto possa diventare facile ribaltare un risultato.

Nell’epoca in cui i cambi di fronte sembrano andare molto di moda, la parola d’ordine per i prossimi 90’ sarà “attenzione”. Non solo ai meriti, alle strategie dell’avversario, ma ai nostri limiti e alle nostre mancanze.

Attenzione nella gestione: inutile lasciare l’iniziativa del gioco, inutile aspettare troppo per ripartire. Il Porto dovrà forzatamente cercare il goal e potrebbe lasciare scoperte ampie zone di campo. La Juve è superiore difensivamente, ma nel contesto di una gara che va gestita con la testa deve fare attenzione all’entusiasmo degli attaccanti avversari. Attenzione in fase difensiva che significa anche (o soprattutto?) in un momento come questo, evitare infortuni, cartellini inutili. Il 2-0 ottenuto all’andata rende la prospettiva abbastanza nitida, e lo è altrettanto la consapevolezza di mancare davvero in qualità se non si dovesse superare positivamente questa qualificazione.

“E’ nella mancanza di cura delle cose più piccole che si fanno gli errori più grandi”

Amuleti della situazione i “grandi assenti” Cuadrado e Mandzukic: con loro la Juventus vince di più e non si tratta (solo) di scaramanzia, ma di vero miglioramento di prestazione da quando Allegri ha adottato il nuovo modulo. Al netto dei soliti dubbi di formazione, che riguardano al momento solo Chiellini e Marchisio, sembrano essere proprio loro, con un turno di riposo in più, le armi effettive a creare una vera superiorità: su 15 partite sono state 13 le vittorie ottenute con loro in formazione. Un famoso detto recita che “è nella mancanza di cura delle cose più piccole che si fanno gli errori più grandi”, così in una situazione di estrema facilità per noi si potrebbe commettere l’imperdonabile.

Quel velo di Maya così caro ai “più” perché alleggerisce e protegge la vista, dovrai abbandonarlo anche tu, Juve mia. Perché è vero, ci sei, all’interno di ogni competizione, e ancora al più alto livello che si possa raggiungere in un momento in cui si intrecciano gli impegni, si inasprisce la fatica. Ma toglilo questo velo, perché noi non ti vediamo ancora, per quella che sei, per quella che dovresti essere. Prestigiatrice esperta nel nascondere, quasi a tutelare, un’identità. E’marzo. Squarcia il velo, inizia a stupirci.

Aspettiamo la realtà, e non questa, seppur mite, illusione.

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