FOCUS JUVE – Una Juventus da “Black Sunday”

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Juventus

Quando è tutto da buttare.

Quando non si trovano elementi per ricominciare. Juve devi ripartire da te.

Non dagli errori individuali, non dalle scelte incomprensibili del tuo allenatore, non dalle indicazioni scellerate dei tifosi. Solo da te.

“Ci rialzeremo come sempre” queste le parole di Bonucci. Indubbiamente questo dovrà accadere. Ma perché cadere con così tanto rumore? Con un tonfo così assordante?

La Juventus sbiadita di questo inizio di stagione è definitivamente scomparsa nel campo di Marassi. Questa volta non sorretta dalle impalcature evanescenti delle giocate del singolo, ma affossata dagli errori. Tanti, di ogni genere. Gli errori dei singoli, che determinano gli episodi. Errori da dilettanti. Gli errori di chi scende in campo , senza testa, con supponenza: l’errore di Bonucci, è simbolo, di una leggerezza che supera la scellerata scelta del gesto tecnico in sé, perché figlia dello spirito con cui si è affrontata l’intera partita.

Errori che si ripetono in ogni spazio del campo: in fase di possesso palla quando si tratta di impostare, in fase di non possesso (Alex Sandro saltato di continuo da Lazovic chi?) quando si tratta di difendere per creare nuovi spazi: chi si salva è solo chi ne fa meno degli altri. E ancora gli errori di Allegri: errori di valutazione, se si contrappone a giocatori scattanti e affamati come quelli del Genova, una mediana composta da Pjanic, Khedira ed Hernanes, buoni a tenere il gioco, totalmente inefficaci se si deve arginare un contropiede o un’azione veloce.

Prendere tre goal in 29 minuti non significa solo aver preparato male la partita, ma anche averla interpretata peggio: la colpa peggiore di Allegri è di aver apportato quel minimo di migliorie possibili troppo in ritardo. Non deve servire una sconfitta come questa per insegnare che in un campo storicamente ostico come quello di Genova, in un periodo di incontri ravvicinati per gli impegni di Coppa, con un’infermeria che continua a riempirsi, non si deve sperimentare. I tre punti a Genova non erano affatto scontati: ma una compagine più sicura e meno cervellotica avrebbe aiutato nella fiducia e ridotto al minimo i problemi della squadra.

Al netto di tutti questi errori resta davvero poco da commentare.

La partita è la stessa che si gioca da inizio anno: Juve brutta, confusionaria, senza idee, in attesa del colpo di genio. La partita è sempre uguale, caratterizzata in primis dal disordine tattico, stavolta complicata dagli immediati errori difensivi, a volte scongiurati da altrettanti miracoli, stavolta accelerati dalle eccessive sperimentazioni del mister. La partita è sempre la stessa: ieri ci sono state meno giocate estemporanee riuscite, decisioni arbitrali discutibili, gli ennesimi due infortuni a complicare il quadro.

Nel tetris del “tutti fuori ruolo”, impossibile recuperare una frittata pronta già a fine primo tempo.

Se proprio una scusante deve esserci, dopo tanti mea culpa, sta nel fatto che, da inizio stagione, non abbiamo mai visto giocare la Juventus progettata in estate (se di reale progetto si può parlare): Higuain al centro dell’attacco, affiancato da Dybala, con Dani Alves e Cuadrado entrambi sul versante di destra; con Pjanic al centro del gioco in asse con Marchisio davanti alla difesa a modulare corsa, ritmo, contrasti, senso tattico. Con la BBC al completo. In un calcio come quello italiano, che alla creatività preferisce le logiche, che piuttosto che la sperimentazione sceglie schemi collaudati, che collocazione ha questa Juve arrangiata di fuori-ruolo fissi, costretta ad un anticonvenzionalismo forzatamente creativo? E’ già il momento di arrendersi al pensiero di aver perso una delle mediane più forti d’Europa, in luogo di giocare male accorpati e soprattutto inadeguati fisicamente e per caratteristiche tecniche a renderle giustizia?

Oppure una volta rientrati tutti nelle “prevedibilità” del proprio ruolo, allora verrà fuori la reale qualità dei singoli, e quindi della squadra? Nel caso specifico della gara di ieri, la sconfitta era nell’aria, e un cambio direzionale verso “il facile” era doveroso: più facile attingere in una difesa a 4 dall’inedita coppia Rugani-Benatia, avrebbero trovato posto il vero Dani Alves, il vero Alez Sandro, il vero Pjanic.

Una settimana per incorporare e riavvolgere il nastro.

La squadra costruita in estate è stata creata per variare modulo a seconda delle diverse soluzioni e degli interpreti a disposizione. Non adesso che l’impronta tattica è inesistente. Non adesso, perché continuano a ripetersi gli infortuni, unico finto alibi ancora in piedi. Finto sì, perché una squadra come la Juventus non può permettersi di sottovalutare un problema come la preparazione fisica e atletica, e soprattutto non può permettersi di mantenerlo come un irrisolto.

45’ minuti disastrosi però, non devono creare un dramma, perché non sono abbastanza per definire il corso di una stagione (anche se i peggiori dell’era allegriana). Allo stesso tempo devono essere sufficienti per non prendere troppo alla leggera sconfitte come questa, che non sono un semplice incidente di percorso, ma culmine di un periodo da cui bisogna riprendersi alla svelta.

Il filosofeggiare tattico è inutile e scontato, e non aiuta a migliorare se in campo manca “la garra”. Perciò Juventus, torna a giocare da Juventus. Non ci aspettiamo certamente il calcio champagne che tarderà ad arrivare, che forse non arriverà mai. Vogliamo una manovra corale adeguata, fatta di spostamenti e conseguenti posizionamenti semplici. Scambi, passaggi, triangolazioni.

E’ il momento di costruire, non basta più gestire.

Il tempo è nemico. In ritardo sulla tabella di marcia a livello di assemblaggio di una squadra. Sconfitte come queste purtroppo rendono reale questo ritardo, e il progresso di una Juve che sta subendo se non proprio un’involuzione, un forte rallentamento. E’importante risvegliare lo spirito Juve. Sperando in un crollo isolato, si attende il prossimo macht “cacciastreghe : quello contro la brillante Atalanta di Gasperini.

Juve noi ci siamo. Tu ci sei?

(It’s always darkest before the dawn)

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