FOCUS JUVE – Il pareggio contro il Lione lascia incognite e speranze: da quando la vera Juve?

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Si allunga la strada verso gli ottavi, con lei quella della condizione ottimale, con le quella della “partita”, quella del “bel gioco”, quella della Juventus “da Champions”. Dall’ultima vittoria, raggiunta a morsi, a questo pareggio che sa di vittoria amara, si è seminato poco, raccogliendo più del dovuto. Eppure il compito era facile: tre punti, contro un Lione tutt’altro che irresistibile, passaggio del turno matematico, tornare a lavorare. Rendere così la situazione più distesa, nell’attesa di recuperare energie, giocatori, condizione fisica.

Restano invece le stesse domande, le stesse incognite. Ci sarà un cambio di atteggiamento, un cambio di marcia?

In queste situazioni, infatti, è molto facile accontentarsi: i tre punti bastano, e il girone è superato. Eppure è sempre a partire dai risultati più semplici che iniziano a vacillare le certezze. Il risultato minimo può bastare? Deve bastare ad una Juve che inizia una stagione dichiarando a chiare lettere il vero e unico obiettivo? Il risultato può rasserenare, laddove quello che si vede in campo addensa ancora di più nuvole di incertezze. E come al solito, in questo periodo dell’anno, tifosi in prima linea, ci si ritrova a combattere prima ancora che contro gli avversari contro sé stessi.

Il pareggio del Lione è , infatti, figlio di un coraggio che gli è stato consegnato dalla Juve stessa: i francesi hanno approfittato del calo vorticoso della Juventus del secondo tempo, concretizzando al massimo quel minimo di cui sono capaci. I reparti si sono lentamente allungati, il ritmo inesorabilmente abbassato, la squadra diventata fragile, ha mostrato il fianco che questa volta, fortunatamente, si espone solo ad un pareggio senza compromettere il cammino fin qui compiuto. Arriva però il primo goal subito in Europa e sebbene il discorso qualificazione sia quasi archiviato, i segnali che derivano dalla partita di ieri sera non sono incoraggianti. Così come la strada alla qualificazione, infatti, questa partita lascia aperta anche la strada del dubbio, delle domande, sule reali capacità della squadra non solo rispetto alle altre squadre, ma anche e soprattutto rispetto alle presunte tali della Juve stessa.

Cosa c’è che non va?

Risposta apparentemente scontata, e dolorosa. I problemi principali derivano dal quel centrocampo che non c’è più, che non c’è ancora. Guardando la partita di ieri sera, in realtà, le colpe sono condivise da tutti in tutti i reparti. Ma i problemi maggiori derivano da un settore che da fiore all’occhiello d’Europa è diventato nullo. Non solo appare gravemente indebolito, ma sembra anche impossibile da riparare, da sistemare diversamente. Il ritorno di Marchisio è ovviamente una buona notizia: nel suo rientro dal primo minuto infatti non possiamo che aspettarci ulteriori miglioramenti. La Juve ha una velocità diversa con lui che corre, recupera, difende, smista la palla. Ma da lui deriva anche il goal dell’avversario. Sollevati dunque nel vederlo recuperati, preoccupati perché non può reggere ancora il peso di un settore che non c’è.

Pollice verso per Pjanic: non convinto, non convincente. Fuori squadra, fuori ruolo, fuori contesto e non è un azzardo collocarlo fuori dal mondo. Quello bianconero. Almeno per ora. Aspettarlo dove? Per quanto? Presentato, nel mercato estivo come una soluzione, è ad oggi ulteriore problema. Complice forse l’infortunio di Marchisio, non ha avuto tempo e modo di inserirsi, adeguarsi, raccogliere quell’eredità pesante così difficile da sopportare.

A nulla servono la grinta di Sturaro, e le deboli intenzioni di Khedira. E se a questo problema cardine, aggiungiamo le svarionate difensive e l’inconsistente intesa tra Mandzukic e Higuain abbiamo la ricetta perfetta dell’insipido piatto internazionale che ci ha servito la squadra ieri sera. Il tutto condito da scelte di formazione ancora più sbiadite: il condimento più piccante resta in panchina, in attesa anch’esso di un utilizzo maggiore. Quello che era un piatto ghiotto, e facile da ingurgitare è diventato boccone che di traverso ancora non va giù. Non amaro, ma insapore. Senza gusto, senza profumo.

Attesa. Snervante. Manca “la partita”. La dobbiamo ancora vedere. E con un occhio sempre proteso al mercato di gennaio, la sensazione è sempre la stessa: una Juve a mezzo servizio. Una sensazione di incompiuto, di incompleto. Ancora di più di inesploso. Il livello basico del campionato italiano, sta di fatto nascondendo i difetti della Juventus. Che emergono brutalmente in campo internazionale. Nei campi europei non c’è quell’arroganza, anzi, si notato sempre delle involuzioni dei passi indietro a livello tattico e di organizzazione. Di personalità.

Il pareggio contro il Lione firmato da Higuain e Tolisso – VIDEO 

E sempre lo spettro antico. Sempre lì. Parlando di problemi tattici si nasconde ingenuamente, e anche un po’ ipocritamente, quella paura, quell’ansia da prestazione che ci relega ancora una volta all’angolo del “non ancora”, del “non all’altezza”. Una condanna dura, che ci blocca la testa e le gambe. Attesa. Perché l’autunno non è la stagione della Juventus. Perché la condizione fisica non è ottimale. Perché le idee dell’allenatore non sono chiare. Perchè il ruolo della squadra non è ancora entrato nelle ossa di tutti. A tenere alta la guardia è sempre e solo lo spogliatoio: in questo sono rassicuranti le parole di Buffon e di Evra nel post partita di ieri. Flop in campo, top fuori.

La Juve rinasce, a dicembre, ogni anno.

Si apre ufficialmente il periodo dell’Avvento, in latino, appunto attesa.

Aspettiamo.

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