Wolfsburg, le ragioni di una crisi: giocatori scontenti, tifosi assenti e un tecnico da trovare

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Allofs

La nuova stagione di Bundesliga ha portato in dono tante bellissime sorprese ma anche crisi inaspettate. Lipsia, Hertha Berlino, Colonia e Francoforte, sono le squadre che più di tutte hanno meravigliato tifosi e appassionati per un inizio di campionato impronisticabile dai più. Squadre assemblate con intelligenza e lungimiranza, pieni di giovani talenti e guidate da allenatori in rampa di lancio e di cui sentiremo parlare in futuro.

In contrapposizione a questi exploit, ecco invece le crisi di grandi squadre come Schalke 04, Bayer Leverkusen e Wolfsburg, in grande ritardo in campionato e incapaci (soprattutto le ultime due) di porre rimedio ai problemi interni del club.

Draxler
Julian Draxler, arrivato come uomo del “cambiamento” e adesso “separato in casa”.

Crisi Wolfsburg – Due anni fa il Wolfsburg si classificava al secondo posto in Bundesliga e in appena due mesi sollevava al cielo prima la Coppa di Germania (contro il Borussia Dortmund) e poi la Supercoppa (contro il Bayern Monaco). Il dg Allofs e il tecnico Hecking avevano costruito una squadra di altissimo livello destinata a lottare contro Bayern e Dortmund per la conquista della Bundesliga. Klaus Allofs ha dimostrato tutto il suo talento di dirigente sportivo (ammirato già nei suoi anni d’oro a Brema) portando il Wolfsburg ad una dimensione europea di primo piano, con calciatori di livello internazionale e investimenti mirati in oriente e negli stati uniti. Eccellente soprattutto nel motivare calciatori in cerca di riscatto come De Bruyne e Schurrle, con un progetto valido e crescita.

I problemi – Arrivati al fatidico momento del “salto di qualità”, il Wolfsburg ha avuto il blocco mentale tipico delle società di provincia. Il primo problema è stato il disastroso campionato della passata stagione, in cui la squadra ha fallito totalmente gli obiettivi (nonostante un meraviglioso quarto di finale di Champions League contro il Real Madrid) mancando la qualificazione alle competizioni europee. A questo punto i calciatori più importanti del Wolfsburg non si sentivano più parte di un progetto di crescita e non erano più disposti a restare in una società piccola e senza tradizione. A questo punto l’errore più grande del duo Allofs-Hecking è stato quello di “costringere” alcuni top player a restare nel club nonostante la loro volontà di andare via.  Il caso dell’Inter nel 2010 (dopo la vittoria dei tre titoli) ne ha un’altra dimostrazione tangibile. Il nome più eclatante è quello di Julian Draxler, con il nazionale tedesco che sia privatamente che pubblicamente ha dichiarato a più riprese la sua volontà di cambiare squadra scontrandosi più volte con la società. Draxler è stato costretto a restare contro il suo desiderio al contrario invece di calciatori come Perisic, De Bruyne e Schurrle che sono stati ceduti senza problemi e ricavandone anche plus valenze da capogiro. I risultati si sono visti subito, con Draxler praticamente scomparso in campo e incapace ancora di segnare un gol in stagione. Stesso discorso dicasi per Ricardo Rodriguez e Luiz Gustavo, calciatori richiesti da più parti ma giudicati intoccabili. Risultato? Squadra senza anima e senza appartenenza, in cui i calciatori arrivati non si sono ambientati e quelli rimasti si sentivano svuotati. Il loro malcontento è una delle problematiche maggiori, un malcontento che ha generato insicurezza nel gruppo minato anche dalle assenze pesanti dei tanti infortunati come Guilavogui, Didavi, Borja Mayoral e lo stesso Lui Gustavo. In questo modo, la barca è naufragata al primo intoppo, con Hecking incapace di cambiare il suo modulo di gioco nonostante il pessimo finale di stagione scorso.

Mario Gomez
Mario Gomez, fino ad ora l’ex centravanti del Bayern ha segnato solo 1 gol in stagione.

Tifosi e tradizione –  Il Wolfsburg non ha tradizione di vittorie come Dortmund, Bayern, Amburgo e Werder Brema e neanche una lunga storia calcistica come Schalke 04, Colonia o Leverkusen. Senza coppe europee e con pochi tifosi al seguito, un calciatore non è motivato a restare. Il Wolfsburg è visto come una rampa di lancio, come una società seria e con grandi disponibilità economiche (il gruppo Volkswagen è sinonimo di solidità) ma non come un posto dove costruire una carriera. E’ stato sempre così e non può cambiare in pochi anni. Solo le vittorie di titoli e una costanza di rendimento, allora possono portarti negli anni a diventare un punto di riferimento in Germania e in Europa. I casi Chelsea e Manchester City ne sono una dimostrazione.

Wolfsburg DFB Pokal
Il Wolfsburg vincitore della Coppa di Germania 2015

Lo scorso anno con la squadra chiamata ad essere l’anti Bayern e una Champions League da giocare, la Volkswagen Arena non ha mai registrato un tutto esaurito. E parliamo si uno stadio di appena 30.000 posti. Persino Allofs, scherzando, disse in un’intervista che allo stadio non riusciva a parlare per il rumore dei tanti tifosi presenti. Nel calcio ci sono regole non scritte che vanno rispettate più di quelle ufficiali. Una di queste è proprio quella di lasciar partire che non vuole restare. I giocatori cambiano, la società resta. Il 16° posto in Bundesliga e le proteste dei pacifici tifosi del Wolfsburg, avranno fatto capire ad Allofs il grande errore compiuto in estate.

Soluzioni – Adesso Allofs è chiamato a dimostrare il suo valore riportando serenità e idee nel club. Se il Borussia Dortmund vende le sue stelle senza problemi e li sostituisce con giovani di grande valore, perchè non deve farlo il Wolfsburg? La prima soluzione ai problemi è proprio quella di portare in squadra gente motivata. Meglio un giovane di qualità che va in campo per dimostrare il proprio valore, che una stella (tipo Draxler) che gioca solo per il propio nome e con il desiderio di andare via. Le esempi da seguire sono propio Dortmund, Gladbach e Lipsia, dove il ricambio è pressoché continuo ma i risultati sono sempre all’altezza. Ben vengano quindi gli acquisti di Didavi, BrumaGerhardt, giocatori giovani e vogliosi di crescere in un ambiente sano come quello biancoverde. Lo scorso anno Allofs, intervistato a SportBild, dichiarò proprio che: “la dimensione del Wolfsburg è quella di una squadra di transizione, una squadra che nel tempo deve crescere ma senza bruciare le tappe”.

Purtroppo nell’ultima stagione si è chiesto di più di quello si poteva fare. Il licenziamento di Hecking è stato un passo importante e dovuto visti i risultati da un anno e mezzo a questa parte, basta che sia seguito dall’ingaggio di un allenatore capace di costruire un progetto di crescita serio. Non sarà facile trovare un tecnico all’altezza in questo momento ma di certo i nomi di Villas Boas o Wilmots non sono quelli giusti. E’ importante però farlo subito, perchè la stagione può ancora essere salvata.

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