FOCUS JUVE – Adesso basta distrazioni, dominare a Zagabria per riprendere la corsa al Sogno

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Juventus

La storia della prossima partita di Champions è quella che racconterà due realtà apparentemente distanti, tanto da rendere, alla vigilia, l’esito della partita scontato, banalmente archiviato.

Juventus e Dinamo Zagabria, entrambe entrambe campionesse indiscusse tra le mura di casa, entrambe alla ricerca di una (seppur di diversa collocazione) affermazione in Europa. Diverse, perchè da una parte troviamo il blasone, l’esperienza dell’italiana, dall’altra la sfrontata freschezza dei talenti del vivaio croato.

Una partita che, sulla carta, non dovrebbe contenere particolari insidie per la Juventus, e allo stesso modo non dovrebbe ragalare particolari emozioni per gli spettatori di casa. Eppure, dopo la sbiadita prestazione nell’esordio contro il Siviglia, questa sfida ha già il sapore degli incontri decisivi: per la Juve è vietato sbagliare ancora, i tre punti sono l’unica strada percorribile.

Cosa aspettarsi, dunque, da questa sfida? Quali sono le armi che realmente il prossimo avversario saprà sfoderare?

Scontrarsi con la Dinamo Zagabria, in casa loro, è come affrontare tutte insieme tutte le contraddizioni reali del paese, della civiltà croata. La società, la squadra sono specchio di una reale sovrapposizione tra passato e presente che si respira subito, nel momento stesso si entra in “quello stadio”. E’ come affrontare in quegli undici uomini in campo, la sfrontatezza, la prepotenza, non solo muscolare, dei giovani, dei tifosi stessi. La Dinamo Zagabria è diventata, soprattutto negli ultimi anni, una vera e propria accademia per talenti, una catena di montaggio che lavora alla preparazione di ragazzi-investimento. Unico grande sostentamento di una società che, potendo ancora contare su finanziamenti statali, convoglia incassi e introiti al migliramento costante del settore giovanile: galline dalle uova d’oro che vengono puntualmente piazzate nelle migliori società europee.

Anche oggi, a seguito delle partenze illustri di questa estate, prima fra tutte quella di Pjaca, protagonista indiscusso della fase delle qualificazioni. Sono numerosi i punti deboli di questa squadra, che manca di una reale identità, con un allenatore dimissionario, con un pressante turnover che impedisce la formazione di una vera struttura. Eppure c’è qualcosa di fortemente affascinante nell’arrogante atteggiamento sicuro di questi giovani, nella loro sorprendente solidità.

Non è solo una partita ma un antropologico appuntamento con la storia: quella di una società che nel corso della sua breve vita ha cambiato volto continuamente, passando dal suo legame col corpo di polizia croato, a quello dei gruppi anticomunisti, fino a provocare la contestazione di gruppi di tifosi per le attività poco democratiche del suo ex vice presidente.

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