Un anno di André Schubert: dalla filologia al calcio, in 12 mesi ha stregato il Borussia

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Andrè Schubert

Era il 19 settembre dello scorso anno. Al RheinEnergieStadion di Colonia andava in scena il caldissimo derby tra i padroni di casa e il Borussia Mönchengladbach. Un gol di Modeste in avvio di ripresa decise la sfida in favore dei caproni, decretando la quinta sconfitta in altrettante gare di campionato per i fohlen. Poche ore dopo Lucien Favre, artefice della rinascita del Gladbach, prese una decisione forte e inaspettata, rassegnando in modo irrevocabile le proprie dimissioni. Il gesto del tecnico svizzero, oggi al Nizza ma per sempre nella memoria dei sostenitori di Mönchengladbach, rappresentò la fine di una storia d’amore bellissima, che in poco più di quattro anni aveva riportato il Borussia dall’inferno dello spareggio per non retrocedere in Zweite Liga all’accesso diretto alla Champions League.

Due giorni dopo, il 21 settembre, con l’infrasettimanale alle porte, la società renana assegnò la panchina vacante ad André Schubert, che dopo l’esperienza con la nazionale tedesca Under 15 era diventato dal primo luglio precedente il tecnico della seconda squadra del Borussia; una promozione resa necessaria dall’imminente sfida con l’Augsburg, che lasciava comunque intendere come la società avrebbe poi cercato il degno sostituto di Favre, in modo da poterlo nominare già per il turno in programma nel weekend. L’esordio di Schubert fu però straripante, con il Gladbach che superò i bavaresi di Weinzierl, un altro che oggi non se la passa bene, con un netto 4-2, portandosi addirittura sul quadruplo vantaggio dopo appena 21’ di gioco.

“Mai avrei pensato di allenare in Bundesliga”

Fu un risultato sorprendente, soprattutto per il modo in cui era maturato, con il neo allenatore Schubert che nel giro di poche ore era riuscito a tirar fuori tutto quanto di buono la rosa era in grado di dare, ma che per vari motivi era rimasto inespresso nel primo terribile mese di campionato; la società non poté far altro che confermare il nativo di Kassel anche per il match successivo, e la fiducia fu ben ripagata: i fohlen passarono infatti a Stoccarda con un altro risultato rotondo, un 1-3 che regalò alla squadra il primo successo esterno stagionale, e a Schubert il secondo sorriso nel giro di pochi giorni.

Quello che seguì fu un mese splendido per il Borussia, che inanellò altre quattro vittorie in serie, vincendo contro Wolfsburg, Eintracht Francoforte, Schalke 04 e Hertha Berlino, segnando la bellezza di 14 gol, 9 dei quali in trasferta. La settimana successiva, quando tutti si attendevano il settimo successo consecutivo, il piccolo Ingolstadt rovinò la splendida atmosfera del Borussia Park, portando via uno 0-0 di grande prestigio; il caso volle però che proprio il 12 novembre, nei giorni che seguirono l’inaspettato pareggio casalingo, la società propose finalmente il tanto atteso adeguamento contrattuale, che legò, e lega tuttora, il tecnico Schubert e il Borussia fino al 30 giugno 2017; un riconoscimento tanto giusto quanto meritato, per un allenatore che, al netto delle brevi esperienze con Paderborn e St Pauli, non aveva mai avuto incarichi di così alto livello, e che nel giro di due mesi si era guadagnato la stima e la riconoscenza di una delle società più solide e vincenti dell’intera Germania, oltre a tanta simpatia per quella felpa verde che indossa sempre quando si sbraccia a bordo campo.

Quello che è venuto dopo quel 12 novembre è storia recente, ma una storia che verrà ricordata a lungo dai tanti tifosi che ogni settimana seguono i fohlen in tutto il paese: nonostante un ovvio calo fisico e di prestazioni, Raffael e compagni sono infatti riusciti a compiere fino in fondo la straordinaria rimonta iniziata quella sera contro l’Augsburg, conquistando alla fine dello scorso campionato un incredibile quarto posto, porta d’accesso per i preliminari di Champions League.

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In tutti quei mesi tante cose sono successe, positive e negative: il 3-1 al Bayern resta memorabile, ma anche la rivincita contro il Colonia e il 5-0 al lanciatissimo Hertha sono stati risultati sorprendenti, così come lo sono stati i ko di larga misura come quello di Leverkusen, o l’incredibile serie di trasferte senza punti, interrotta proprio nel momento più bello, col pareggio per 1-1 all’Allianz Arena, che ha di fatto lanciato il Gladbach verso il quarto posto e rovinato la festa scudetto della squadra di Guardiola, arrivata comunque puntualmente sette giorni più tardi.

Schubert
Per tutta la stampa tedesca, Schubert è l’anti-Guardiola.Il tecnico del Gladbach non ha mai perso contro lo spagnolo.

Tanti sono stati gli artefici di questa cavalcata, con Schubert, che nel frattempo è stato da molti soprannominato Voldemort per la discreta somiglianza con l’attore di potteriana memoria, che ha potuto contare su giocatori straordinari, amalgamati anche grazie all’incredibile talento del direttore sportivo Max Eberl: Raffael è stato sicuramente il trascinatore offensivo, dove anche Hahn, fuori per tanti mesi, ha detto la sua nel finale, ma anche i vari Dahoud, Xhaka e Sommer sono stati spesso tra i migliori, senza dimenticare Christensen, difensore di scuola Chelsea giovanissimo ma dal futuro assicurato, che a fine stagione è stato eletto Player of the year dai tifosi.

Dahoud
Mahmoud Dahoud, grazie a Schubert è diventato uno dei migliori centrocampisti d’Europa.

Schubert ha così potuto festeggiare nel migliore dei modi la sua prima stagione su una panchina di Bundesliga, e ha avuto modo di essere decisivo, oltre che sull’aspetto psicologico, motivando al meglio una squadra in crisi d’identità, anche con alcune mosse tattiche notevoli: il suo passaggio dal 4-4-2 al 3-4-1-2 è stato lento ma costante, e ad oggi i risultati non possono che premiare la sua scelta, che nonostante qualche intoppo, soprattutto in trasferta, ha visto trasformare il Borussia in una delle squadre che giocano il miglior calcio in Germania e non solo, e l’ha riavvicinata, con le dovute proporzioni, a quella magica che stupì il mondo all’inizio degli anni 70.

Pochi giorni fa il tecnico tedesco ha festeggiato il suo primo anno sulla panchina dei fohlen, e il bilancio non può che essere positivo: il quarto posto strappato in rimonta la scorsa stagione è stato la ciliegina sulla torta di un’annata comunque di grande livello, dove il Borussia ha onorato nel miglior modo possibile anche la Champions League, uscendo sì ai gironi ma dopo aver fatto sudare squadre di altissimo livello come Manchester City, Siviglia e Juventus, fermata sul pari sia a Torino che a Mönchengladbach. La stagione 2016-2017 si è aperta come meglio non avrebbe potuto, con il preliminare contro lo Young Boys superato senza affanni, e con il miglior avvio in campionato degli ultimi cinque anni.

Gli obiettivi della stagione in corso sono importanti, con la società che si aspetta, oltre ad un altro campionato almeno tra le prime sei, anche un buon cammino in DFB Pokal e una maturazione maggiore nella coppa dalle grandi orecchie, anche se sulla strada verso gli ottavi si sono messe ancora il City, quest’anno di Guardiola, e l’imprendibile Barcellona, che tra due giorni sbarcherà al Borussia Park, che oltre a Suarez e Neymar aspetta soprattutto il ritorno a casa di ter Stegen, eroe indimenticato che da quando era bambino ha sempre difeso la porta del “suo” Borussia, prima del trasferimento al Camp Nou di due stagioni fa. Ma nonostante questo, e nonostante tutte le difficoltà che incontreranno sul proprio cammino, Schubert e i suoi ragazzi sono pronti ad un’altra stagione da protagonisti, e il quarantacinquenne di Kassel, accompagnato dall’ormai celebre felpa verde, anche quest’anno vuole vincere la sua sfida, per dimostrare agli scettici che a questi livelli lui può starci, eccome se può starci.

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