FOCUS JUVE – Da Sassuolo a Sassuolo: evoluzione del verbo vincere

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Dybala

Ha ragione Arrigo Sacchi, bisogna davvero dargliene atto: la Juventus, in perfetto asse col suo motto, sa coniugare solo il verbo vincere. Come se contasse qualcos’ altro in una rimonta che ha dello straordinario. Come se ci fosse qualcosa di più importante quando siamo nel vivo del campionato, in cui una vittoria in più è una distanza in meno verso l’obiettivo finale. Come se contasse altro alla vigilia della partita cardine di questa stagione.

Quali sono la altre squadre che invece divertono, insegnano, fungono da modelli?

Aldilà di ogni possibile ironia, si passi dai comodi salotti tv, alle fastidiose zolle del campo, dalle parole pronunciate a quelle scritte dalla grammatica dei 90 minuti, dalla matematica delle 18 vittorie in 19 partite. Non che i numeri siano più importanti delle parole, ovviamente, ma all’ennesimo risultato positivo condito anche dal record di imbattibilità di Gigi Buffon, credo che alle parole si debba sostituire un rispettoso silenzio. Religioso, per i tifosi, in questi giorni di attesa.

E’vero, partite come questa bisognerebbe chiuderle prima, quando si hanno occasioni nitide per farlo. Si soffrirebbe meno nei minuti finali delle partite quando la stanchezza rende meno lucidi e diventa tutto davvero solo una questione di resistenza. Il prodotto che si vende in questo ultimo periodo allo stadio non è certamente quello di prima scelta, non brilla per qualità, come invece era accaduto negli ultimi anni. Ma regge ancora la copertura di una rimonta che ha sfiancato, di un’emergenza infortuni mai davvero rientrata.

Da Sassuolo, al Sassuolo: da una squadra senz’anima, priva di gioco corale, senza continuità di schemi, senza protagonisti degni di questo nome, ad una splendida realtà ritrovata, nel segno dell’orgoglio, del sacrificio, con nuovi interpreti che confezionano piccole magie.

Da una crisi che da allarme è diventata dato di fatto, che da realtà è diventata stimolo, nuovo punto di partenza. Dalle dure parole di Buffon, al suo record personale. Un cambiamento, un’evoluzione che di fatto ha stravolto l’intero campionato, che si prospettava allora come il più entusiasmante degli ultimi anni, e che adesso sta di fatto ripristinando un ordine delle cose, che sebbene non ancora definitivo, si avvicina a quanto ci siamo sempre aspettati.

La Champion’s non deve quindi diventare un’ossessione, ma un’ulteriore opportunità di mostrare coraggio, e carattere, un altro palcoscenico. Non deve essere unico metro di giudizio per misurare la forza di questa squadra, e l’esito della partita di mercoledì non potrà certamente rendere meno importante quanto raccolto finora. Il campionato italiano non è certamente declassato dalla facilità con cui la Juventus raggiunge i suoi obiettivi, semmai si dovrebbe riflettere sulle difficoltà che hanno le altre di mantenere i propri. E’vero, bisogna giocare bene, saper divertire, ma farlo per 5 anni di seguito non è certamente un’impresa da poco.

Da Sassuolo, al Sassuolo è solo una marcia trionfale, uno squadro al passato, un percorso fatto solo di miglioramenti. Il filosofo Bergson insegna: il tempo non è fatto di singoli istanti, ma di un loro continuo fluire. I momenti non si possono scomporre, ma si vanno ad intersecare in un lungo correre. E così la Juve, nel suo incessante vincere, ha creato un nuovo flusso delle cose. Che arriva fin qui, fino ai giorni di una vigilia mozzafiato.

E dopo la perla regalata in campo, proprio quando tutti abbiamo pensato “Non ce la farà mai!”, Dybala dispensa perle anche nel post-partita: “Niente è impossibile nella vita, e neppure nel calcio”

Che facciamo? Ci crediamo?

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