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Ci voleva l’FBI per far alleare Apple e Google: caso di questi giorni è la richiesta del Federal Bureau ad Apple di decrittare, o almeno aiutare a farlo, lo smartphone, un iPhone ovviamente, di uno dei terroristi di San Bernardino.

Apple, con una lettera scritta da Tim Cook e pubblicato sul sito, ha fatto capire che è più importante la sicurezza di tutti gli utenti che la sicurezza contro i terroristi. L’FBI voleva che Apple sviluppasse una backdoor, un sistema per aggirare le sicurezze intrinseche in iOS, in modo tale che fosse più facile indagare sugli iPhone sequestrati ai malviventi, col problema che ci sarebbero andati di mezzo anche gli utenti che nulla hanno da nascondere.

Assieme ad Apple, supportandone così la decisione, sono arrivati inizialmente Mozilla, gli sviluppatori di Firefox, e ora anche Google, col CEO Sundar Pichai che si mostra completamente d’accordo con Tim Cook.

Ricordiamo che, però, il giudice americano ha chiesto inizialmente ad Apple di decrittare solo il singolo iPhone posseduto dal terrorista. Soltanto in seconda battuta l’FBI ha chiesto a Cupertino la creazione del backdoor. È quindi importante fare un distinguo: una backdoor negli smartphone utilizzabile da qualsiasi governo è un male ma decrittare lo smartphone di un terrorista conclamato è semplicemente dovere civico.

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