FOCUS JUVE – Bentornata sua maestà! Il post partita di un’ inviata molto speciale

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Zaza

Se Juventus-Napoli fosse una partita come le altre sarebbe facile commentarla, ci si limiterebbe a dire che si è trattato di una partita tesa, ma molto equilibrata, decisa sul finale da un episodio. Una partita in cui si sono sfidate le realtà più concrete del nostro campionato in cui, per quello che si è visto in campo, il pareggio non sarebbe stata la delusione delle delusioni. Una partita combattuta e tipicamente “italiana” per la capacità di entrambe le squadre di contrastare l’avversario con spazi stretti, con l’aggressività e l’attenzione giuste per non regalare nemmeno un pallone. Una battaglia che si è giocata soprattutto a centrocampo, chiudendo ogni spazio, per evitare di sbagliare fin dall’inizio dell’azione.

Se Juventus-Napoli fosse una partita come le altre questa sarebbe una sintesi degna, corretta: e un vantaggio che si concretizza negli ultimi minuti di gioco e che regala una vittoria di misura non significherebbe nulla più di questo.

Juventus-Napoli non è una partita “normale”, non è solo una partita, non è mai stato così e quella di sabato scorso, travestita da match-scudetto, ha avuto un sapore tutto particolare. Per tutti, per me.

Se si percorrono le strade della città, anche il sabato pomeriggio, è lampante quanto Torino sia una città elegante, misurata, che esprime una regolarità, e la prima impressione è quella di un ordine fin troppo razionale. Se gli occhi però iniziano a cercare con curiosità, si scopre quanto sia una città culturalmente vivace che silenziosamente regala stimoli continui che sfuggono, poi attraggono, e fortunatamente distraggono da un pre-partita ad alta tensione. Torino ha dissimulato le mie paure, e mi ha accompagnato fino all’ingresso dello stadio, dove tutto è immagine, tutto si fa simbolo.

Persino gli interpreti della partita, in realtà rappresentano in quel momento anni di rivalità, di scontri ideologici, spesso più politici che sportivi: ma è un spettacolo che li vede contendersi i tre punti alla pari, così come recitano le tante vittorie consecutive, così come ci suggerisce la classifica.

E chi, per quanto riguarda questa partita, sta ancora parlando di fortuna, credo che debba in fretta rendersi conto che sì, la fortuna aiuta gli audaci, ma serve anche a sbaragliare gli scettici: più che di fortuna infatti io parlerei di intuizione, di un cambio logico, di una sostituzione provvidenziale proprio lì dove l’equilibrio bianconero iniziava seriamente a vacillare. Allegri ha sollevato l’asse sinistro, indebolito dai continui accentramenti di Pogba, mantenendo Evra e inserendo Alex Sandro.

I goal non nascono mai dal buio: a togliere il velo, ad accendere la luce è Simone Zaza proprio in un triangolo con Evra e Alex Sandro, che si è gettato con tutta la voracità di cui è capace sull’ultimo pallone buono, sull’ultima occasione disponibile. Sugli spalti, tenendo a mente il mantra allegriano

“l’importante è non concedere occasioni, perché il goal prima o poi arriva” 

in attesa di una magia, esplode la danza controllata del tifo bianconero, una gioia, che soprattutto in me, è quella della consapevolezza di aver ritrovato il luogo naturale, il nostro posto nel mondo.

Un ritornello che continua da 15 partite e che nessuno sembra intenzionato a far tacere, non può essere soltanto un 1-0, non è solo fortuna. Perché dietro al goal di Zaza c’è la storia di una rimonta che non è mai stata solo rincorsa, che non può finire in un secondo posto pieno di rimpianti, e c’è sempre quella voglia di dimostrare, di esprimere forza, una fame che diventa un valore aggiunto inestimabile.

Nella settimana delle polemiche inutili, delle dichiarazioni scellerate, di espressioni distorte di antijuventinità, nel goal di Zaza c’è anche la presunzione della superiorità psicologica: non abbiamo bisogno di nessuno, non dobbiamo temere nessuno.

Zaza segna soprattutto per e grazie ai suoi campioni in difesa: santa la sfrontatezza di Bonucci nel rubare dalla testa di Higuain una chiara palla goal, buono, nella sua timidezza, l’approccio di Rugani attento discepolo del monumentale Barzagli, la “roccia” che è diventata montagna insormontabile. In un confronto come questo sono emerse ancora di più la sua pulizia e la sua attenzione. Conscio delle sue possibilità, ma anche dei suoi limiti, senza mai pretendere di essere il migliore, ha alzato ancora di più l’asticella delle prestazioni, ha cambiato se stesso pur restando nella perfezione. Il Napoli gioca una buona partita, ma quei ritmi sono i nostri non i loro, quelli della nuova concezione di calcio non urlato, quelli di Allegri che ha normalizzato una Juve speciale. E chi non vuole arrendersi ad un’idea così “media” di Juventus, se lo riguardi il goal di Zaza, perché contiene la stessa identica gloria che secondo alcuni spetta solo a un risultato che sovrasta l’avversario.

In un periodo della stagione delicato come questo, la vera impresa sta nel dosare le forze, nel reggere psicologicamente e fisicamente, il vero segreto è essere intelligenti, non prorompenti, è essere incisivi, anche con poco, anche se non si è spettacolari. Una gioia cui ha contribuito  anche la società tutta per aver gestito l’attesa dello scontro con serenità ed equilibrio.

La Juve che torna grande, nel farsi piccola, capolista dopo essere stata inseguitrice, forte dopo aver mostrato tutte le sue debolezze.

Nulla accade per caso: alla Juve è andato tutto così male che forse è stato di fatto necessario per creare nuovi stimoli in un momento della storia bianconera in cui dopo quattro anni consecutivi di vittorie sarebbero mancati. Nulla accade per caso, anche la famosa falsa assume un nuovo senso. Perché se è vero che il Napoli sembra già aver espresso il suo migliore calcio, la Juve è ancora un programma tutto da scoprire: allacciamo le cinture!

Ah, per la cronaca, Zaza ha segnato anche per me, rendendo il mio “battesimo” dello Stadium unico e speciale. Un abbraccio lungo una notte intera, che mi regala nuove consapevolezze e ancora una volta rende unica la bellezza di un gruppo pronto a tutto. Il campionato è ancora lungo , è vero, è sempre giusto tenerlo a mente, ricordarlo partita dopo partita, ogni incontro sarà importante allo stesso modo. E se io oggi volessi dimenticarmi di questa annotazione? Allontanare questo futuro, e godermi la mia settimana di regina.  D’altronde a cosa serve la felicità se non a fermarci nell’invincibilità del momento?

P.S. : L’arbitro è stato davvero protagonista della serata, ha partecipato alla manovra bianconera intercettando due passaggi non più così filtranti che, con un po’ di fortuna, sarebbero diventati assist perfetti! Per l’avversario però. 

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