Videogiochi e violenza: esiste realmente una correlazione?

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Al giorno d’oggi, un argomento molto trattato e dibattuto tra psicologi, psichiatri e sociologi di tutto il mondo è sicuramente quello che riguarda la possibile relazione tra violenza e videogiochi. I genitori sono sempre più preoccupati circa gli effetti negativi e i danni che possono arrecare i videogiochi, e si teme che i bambini che ne fanno uso possano sviluppare tendenze aggressive o violente durante l’adolescenza. Tuttavia, la ricerca dietro queste affermazioni è spesso in conflitto, e gli effetti reali che possono causare i videogiochi non sono ancora ben compresi.

Un nuovo studio condotto dai ricercatori della Bath Spa University, dalla Bristol University e dallo University College di Londra suggerisce un’appena accennata relazione tra la fruizione di videogiochi dai contenuti altamente violenti in tenera età e un successivo sviluppo di comportamenti aggressivi e anti-sociali nel corso dell’adolescenza. Utilizzando i dati di oltre 2.400 partecipanti (bambini nati negli anni ’90) i ricercatori hanno esaminato l’utilizzo di videogiochi all’età di 8/9 anni, e le successive associazioni con fenomeni di depressione e il rischio di disturbo della condotta manifestato all’età di 15 anni, che può portare a comportamenti anti-sociali, manifestazioni di aggressività, violenza e ribellione. Successivamente, i ricercatori hanno esaminato i tipi di videogiochi che venivano giocati, e hanno messo a punto una misura capace di tener conto del grado di violenza che esprimono i contenuti del gioco preso in esame.

I risultati dello studio hanno mostrato come vi fosse un’associazione tra i giochi ad alto contenuto violento, giocati ad un’età compresa tra gli 8 e i 9 anni, e un aumento del rischio del disturbo della condotta durante l’adolescenza, anche se l’avvaloramento di queste tesi si è rivelato piuttosto debole, e il rischio assoluto di sviluppare tali disturbi era quasi inesistente. Inoltre, non sono state trovate associazioni dirette tra il videogiocare agli sparatutto e la depressione.

Tirando le somme, la situazione è ancora ben poco chiara, e lo studio mette in evidenza la crescente necessità di una discussione più sfumata riguardo gli effetti dei videogiochi violenti e di una ricerca più precisa ed approfondita a riguardo.

Con il presente articolo, il nostro intento non è assolutamente quello di affermare che i videogiochi portino sempre a comportamenti anti-sociali, violenti e pericolosi, ma più che altro che, se esiste il rating, ci sarà pure una motivazione valida. Per evitare la più minima e remota possibilità dell’insorgere di questi disturbi, è bene che i genitori, invece di additare il videogioco come medium di intrattenimento anti-educativo e dannoso, siano anzi più partecipi, e monitorino per bene i propri figli, soprattutto quelli più piccoli, nella scelta e nell’acquisto di determinati titoli, rispettando le etichette e il target di età che viene esplicitamente espresso nelle cover. Con un adeguato utilizzo della testa e con il rispetto di determinate regole, il videogioco più risultare tutt’altro che dannoso, anzi, può risultare un medium di intrattenimento a 360° gradi che possa, oltre che divertire il bambino, anche arricchirlo.

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