FOCUS JUVE – Juventus, sei tornata?

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Juventus

Novembre volge al termine, la Juve ha appena iniziato. Mette timidamente il naso fuori dalla porta di casa, costruisce, ragiona, raccoglie. Raccoglie punti, quelli che le continuano a mancare, quelli che con rammarico ha perso per strada.

E si avvicina.

Fa progressi sul piano del gioco (pochi) e su quello dell’intensità (molti). La gestione della palla ha una logica più ordinata, il gruppo inizia ad essere più compatto. La condizione fisica sta crescendo, la tenuta psicologica sta migliorando. Le scelte, spesso contestate, del mister si stanno rivelando più giuste del previsto, perché , nonostante i tanti difetti da correggere e le tante lacune da colmare, la Juve infila la quarta vittoria consecutiva. Manca ancora la cattiveria agonistica, marchio di fabbrica dell’era Conte, mancano ancora freddezza e sicurezza davanti la porta avversaria, ma piccoli miglioramenti forse ci suggeriscono che ormai bisognerà lentamente abituarsi ad una Juve diversa. E in attesa di un dicembre che prevede scontri sempre più delicati, è bene prendere coraggio da queste vittorie, e usarlo per arrivare a quella consapevolezza che rende più audaci, più sicuri e che aiuta a vincere ancora.

La Juventus adesso  in zona Eurpa League, a 3 punti dalla Roma e a 6 dalla vetta, ha 11 punti e 9 goal in meno rispetto allo scorso anno, ma erano tempi in cui la Juve ci aveva abituato a delle imprese che non sono di questa stagione e che nessuna delle “grandi” del quartetto di vetta sta compiendo. La Juve è un diesel che si accende col passare dei minuti, fa bene infatti nel secondo tempo, ed è sempre più attraente nel suo classico vestito, il 3-5-2, diverso solo nelle fasce rispetto a quello di Champion’s, che diventa ancora più efficace con più uomini che spingono sugli esterni come è successo ieri sera quando ha permesso di allentare le maglie della difesa rosanero e di costruire l’azione del goal. E’vero che si tratta soprattutto di una questone di carattere, di una diversa mentalità che si inizia ad intravedere, ma il modulo adeguato porta quasi sempre al miglior rendimento.

Che la coppia di attacco Dybala-Mandzukic stia, partita dopo partita, legittimando il progetto di Allegri? Il calcio ci ha sempre insegnato che le coppie di attacco assortite nel modo più efficace prevedono una punta veloce, piccola, agile e un attaccante di peso, di statura con l’istinto del goal. Allegri sta dichiarando, in risposta alle tante richieste di spiegazione della rumorosa esclusione di Morata, che Mandzukic ha, per il momento, delle caratteristiche più utili alla squadra. E queste ultime vittorie non lo smentiscono affatto.

Chi ha ancora negli occhi le giocate di Tevez, non potrà mai capirne il valore: è che è stato acquistato per colmare il vuoto della sua assenza, ma non potrà certo farlo a livello tecnico, ne tantomeno per carisma. Chiunque abbia un minimo di nozioni calcistiche può al contrario, tranquillamente riconoscere, ruolo, valore, possibilità di un calciatore che può essere più utile e concreto che bello da vedere. Guardando solo al suo rendimento poi, si compie un errore di valutazione nei confronti dell’intera squadra: non è assolutamente in grado di portare palla come in tanti chiedono, ma neanche gli squali sentono l’odore del sangue come lui sente l’odore di goal.

La Juve ha quindi a disposizione tre attaccanti con caratteristiche così diverse, ma cosi precise e determinanti, da poter formulare dei mix davvero interessanti. Mandzukic non è adatto ai contropiedi, ma a squadre che hanno un forte controllo territoriale della squadra avversaria. Allegri dovrà saper alternare lui, Morata e Zaza accanto a Dybala come alternativa in funzione, ovviamente della forma fisica, ma anche dell’avversario. Ancora una forte garanzia è la difesa: punto di forza, zoccolo duro della squadra. Se Barzagli, Bonucci e Chiellini continueranno a giocare come a Palermo sarà sempre più difficile avvicinarsi a Buffon. La prossima partita, in trasferta contro la Lazio, servirà a rendere certezze i risultati ottenuti: sfida delicata contro una squadra stufa dell’ottovolante delle prestazioni e in cerca di rivincita. Dal canto suo però la Juve non deve e non può fermarsi: la chiamano “rimontina” questa rincorsa che ha portato al quinto posto. Ma piuttosto che riflettere sul come questo sia stato possibile, è ancora più legittimo chiedersi come mai sia stato necessario. Perché bruciano, e ancora molto, tutti i punti persi.

Una Juve con una maggiore presenza europea non può prescindere dai successi a livello nazionale. Non ci si può permettere di concludere il campionato fuori dalla zona podio: anche perché una cosa esclude l’altra. Ecco perché, nonostante un buon cammino in Europa, se non ci fosse una vera e propria rimonta in campionato si parlerebbe di fallimento. Nessuna squadra partita così male, ha poi vinto lo scudetto, le statistiche parlano chiaro. Ma è anche vero che nessun miglioramento si ottiene senza un obiettivo realmente ambizioso.

Novembre volge al termine e porta a facili previsioni fuorvianti, nocive per un livello di concentrazione apena raggiunto a cnora molto precario. Ma la Juve ci sta insegnando, ormai da anni, che a dispetto delle statistiche “c’è sempre una prima volta”, e ci sta mostrando stagione dopo stagione che i limiti ci sono, e che è bravissima a superarli.

 

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