FOCUS JUVE – Dalla parte dei tifosi, bianconeri sbiaditi anche in Champions

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Juventus

 

Un altro pareggio, e ancora a reti inviolate. Un’altra prestazione sbiadita, un’altra Juve da dimenticare. La sterilità in attacco continua, gli ultimi venti metri sono ancora una sorta di muro invalicabile anche quando a costruirlo è di fatto una squadra “minore”. Una sfida a senso unico, ma le occasioni create sono quasi nulle, e non vengono nemmeno sfruttate a dovere. Pochissimi movimenti, zero fantasia: il gioco della Juventus gira attorno a retropassaggi improbabili che danno sicurezza ma non alimentano l’azione, lasciando come unica strategia possibile l’improvvisazione.

Non basta, non può certo bastare, soprattutto quando, come ieri sera, sarebbe bastato davvero poco a siglare un match point: un pizzico di spinta in più per portarsi a punteggio pieno nel mini girone di andata e acquisire quella serenità utile soprattutto se trasformata in entusiasmo per un cammino in campionato ancora in salita. Si sbaglia ancora, sempre, quell’ultimo passaggio, per egoismo, per sufficienza. L’errore arriva sempre, su quella palla, da servire: emblematici assist mancati da Morata e Pogba che, a vicenda, si negano la possibilità di fare goal. Giocate elementari per calciatori di questa caratura, giocate che in altre circostanze portano a sbloccare il risultato, portano a vincere. Imprecisioni figlie di scarsa personalità, non certamente di mancanza di valore tecnico.

La Juventus è prima a sette punti in un girone che sulla carta sembrava più ostico di tanti altri, allora perché c’è delusione, c’è disincanto, c’è rabbia? Lasciando da parte gli “allenatori da divano” per i quali diventa sempre più facile esprimere un’opionione, lasciando da parte fantomatici esperti di mercato che hanno il colpo dell’anno nascosto in tasca, cancellando il pianto greco dei detrattori dell’ultimo minuto, dei disfattisti, dei catastrofici e abbandonando gli strani riti degli scaramantici, parliamo del tifoso, di quello vero, di voi, e anche un po’ di me.

Il vero tifoso juventino non si trova nella lista di queste poche righe, non si annida tra i personaggi sovracitati, impara con gli anni lezioni che si trasformano in carattere in consuetudini, non discute mai la fede e si avvale della forza della vittoria. E’ quello che si affida al gruppo, alla potenza di un destino che in quel “è l’unica cosa che conta” forma la propria consapevolezza. Non attacca un allenatore, anche in un evidente momento di confusione come quello attuale, non attacca una società anche prendendo nota di evidenti errori, non aspetta solo il colpo di mercato, perche sa che il gruppo sarà più forte di ogni singolo. La forza del gruppo che si rialza sempre, che chiude le partite soffrendo, che ti fa vincere, andare avanti nonostante tutto. Il vero tifoso juventino è quello che si arrabbia al mercoledì, ma non vede l’ora che arrivi la domenica per vedere giocare i “ragazzi”. Tra i tifosi più arrabbiati ci sono io, che quei ragazzi non li sto vedendo più: quel gruppo fantastico, quell’ingranaggio perfetto che mangiava pezzo dopo pezzo, avversari, partite, competizioni.  Non entrare nello specifico delle critiche non significa accettare il corso delle cose, ma guardare all’insieme: un tutto che era un meccanismo impeccabile e che si sta sgretolando perché manca il collante. La favola del “siamo a inizio stagione” è una storia senza morale, un alibi inutile per una squadra sempre pronta ancora prima dell’inizio dell’anno. Un’attesa così lunga non fa per noi, non fa per me.

La favola del “siamo a inizio stagione” è una storia senza morale, un alibi inutile

Nell’attesa che venga risolto il mistero di un Dybala costantemente inserito negli ultimi minuti di gara, nell’attesa di intravedere sprazzi del migliore Pogba, nell’attesa che Allegri ascolti i nostri suggerimenti da bar, si perdono occasioni, si macinano km di campo, si accumulano minuti infruttuosi nelle gambe, soprattutto nella testa. Nell’attesa che prenda forma un progetto tardivo perché assente nella fase di mercato, le altre si organizzano, vincono. Le partite si infittiscono, i punti mancano e cresce la sensazione dell’interrotto, di un qualcosa che si è spezzettato: la mancanza di continuità ci sta spiazzando sebbene ci suggerisca di aspettare ancora. Una squadra che perde imprevedibilità partita dopo partita, ha mancato l’obiettivo di una settimana cruciale per quella rivalsa, per quella ripartenza sempre più necessaria, per quell’ossigeno che spezzerebbe questa apnea che invece perdurerà almeno fino al prossimo turno. Un turno di campionato che si prevede piuttosto impegnativo, contro un’Atalanta che al momento è più veloce ed organizzata. E ancora una volta siamo di fronte alla grande prova di portare pazienza e sperare nella volta, quella vera, quella definitiva.

Nell’attesa, che tanto mi infastidisce, non mi sono distratta dal miracolo che ad ogni partita si verifica in campo: quello dell’assoluta concretezza di Andrea Barzagli, perché se ci hanno sempre insegnato a guardare il lato positivo, è lì che dobbiamo indirizzare il nostro sguardo ed è da lì che dobbiamo ripartire. Da un’umiltà che si trasforma in orgoglio e che alimenta un atteggiamento di cura, attenzione, determinazione.

Io ti aspetto Juve mia, ma non voglio più rincorrerti: voglio trovarti pronta alla prossima sfida, pronta al nostro prossimo, imperdibile, appuntamento.

 

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