FOCUS JUVE – C’era una volta il Derby d’Italia

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Uno scialbo 0-0: questa la fotografia della partita più attesa di questo ottavo turno di serie A. Nessuna svolta per i bianconeri, il campionato non si “riapre”, nessuna riconferma del valore della squadra di Mancini che con la sua presenza tra le prime della classe lascia molte perplessità. Una partita che una volta era tra le più seguite, le più amate e sicuramente le più entusiasmanti del campionato, viene giocata più sugli spalti che in campo, e manca di quella forza, di quel sapore agrodolce che ha sempre avuto. Una partita che si chiude lasciando dietro se più dubbi che certezze: L’Inter è davvero una squadra da vertice? E questa Juventus potrà davvero tornare ad esserlo?

C’era una volta il derby d’Italia, con tutti i suoi strascichi da grande partita, c’era una volta la sua regina, ora copia sbiadita di stessa, ancora in cerca di una vera identità. La Juventus può davvero sperare nella rimonta? O sarebbe meglio trovarsi un ruolo da inseguitrice cui confacessi? Migliore nel secondo tempo, ma sciupona, prevedibile e incapace di prendere in mano il proprio gioco (ammesso che ci sia). Una Juventus che sbaglia soprattutto a livello tecnico, concedendo ripartenze che difficilmente sarebbero state sprecate da un altro tipo di avversario. Eppure a guardare la formazione nel pre-partita ci si aspettava sicuramente qualcosa di più: lo 0-0 raccoglie tutti  rimpianti di un’occasione persa, e assoluatmente a portata di mano, racchiude una rincorsa ancora bloccata, le paure di giocatori che stanno raccogliendo eredità pesanti, che devono ancora sbocciare. Due punti persi dunque, oro puro rispetto al misero punto che non modifica affatto la situazione miserevole in classifica.

Quali sono le speranze? Da cosa ripartire? Difficile capirlo perché, aldilà di alcune scelte del mister ancora discutibili, in campo si è visto troppo poco. La mediana bianconera, per la prima volta con tutti i suoi titolari, rinnovata, tormentata dagli infortuni fatica a trovare ritmo, gambe, continuità.  I “centrali” tendono a spaziare perdendo le loro posizioni originarie, vantaggio a livello offensivo perche regala imprevidibilità, limite in quello difensivo e di costruzione del gioco perche non garantisce ordine. La Juve perde la sfida del possesso palla provando ad affidarsi agli esterni, formando così quasi tutte le azioni: senza Pirlo e con Mandzukic appena rientrato addio lanci lunghi, è questa allora la nuova strategia? Aggrapparsi a Cuadrado affidandogli fin troppi palloni, e aspettare che qualcosa provenga dalle sue giocate?

Ieri sera abbiamo visto giocare tutto il centrocampo: schiacciato dal pressing avversario, lascia ancora orfano l’attacco del suo naturale raccordo con la difesa, sfiancando prima del dovuto un nervoso Morata, lanciando senza bussola un frenetico Zaza. Si sente la necessità, più che la nostalgia, di un vero killer da area di rigore, laddove ci sono stati accenni di gioco infatti è mancato l’istinto tipico del vero bomber, che prende in mano la situazione che trascina anche quando è difficile farlo. Temperamento e talento vanno incalanati alla finalizzazione, alla concretizzazione, e non trasformarsi più in confusione, o peggio in giocate soliste prive di efficacia.

Resiste dunque il paradosso della presenza di una rosa qualitativamente superiore alle altre, nella parte destra della classifica a rafforzare l’impressione che la Juve non riesca quest’anno a rndersi conto delle proprie capacità e a farle fruttare al meglio senza inutili riferimenti al passato già così lontanto, alla preprazione sbagliata, al mercato fallimentare.

Basterebbe nell’immediato, che tutta la squadra si voltasse per un attimo, ma in campo e non al proprio passato, e buttasse uno sguardo a Barzagli: la sua stessa fame e la partita si sarebbe conclusa diversamente, la sua stessa umiltà e il lavoro renderebbe meglio, la sua stessa attenzione e tornerebbe un gruppo di campioni. Straordinario nell’ordinario, unica grande sicurezza averlo come risorsa costante e affidabile. Contratta Cenerentola del campionato, la Juventus manca di velocità, proprietà di palleggio, capacità di fare gioco: ancora una volta, ancora un’altra possibilità di partecipare al ballo.

Al ballo ci si deve andare con un altro vestito: ammettere gli errori, di sbagli se ne sono fatti e si continua a farne. Se qualcosa si può imparare da questa partita è che di alibi non ce sono più: Marchisio e Khedira sono recuperati e il centrocampo adesso deve crescere; il 3-5-2 sta passando defnitivamente al 4-4-2 in fase difensiva; la difesa regge ancora bene e il gruppo si sta formando.

E in attesa della partita di Coppa contro il Borussia Monchengladbach, quel palo di Khedira risuona ancora, e non va giù.

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