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Pirateria_online

Se scarichi film illegalmente ti stacchiamo internet, e non è uno scherzo. Il fatto, realmente accaduto, è avvenuto in Italia. Una verificato il download illegale di alcuni contenuti multimediali, il provider (di piccole dimensioni) ha inviato un’email al cliente informandolo su una presunta attività illegale online riguardante materiale protetto da copyright.

Nel messaggio inviato si comunicava all’utente il fatto illecito richiedendogli di rispondere entro 48 ore per smentire l’accusa di download illegale, pena il blocco della connessione a internet. Gli esperti del settore del copyright hanno considerato come anomala questa richiesta, al di là che l’utente abbia o meno scaricato materiale illegale.

Il provider ha inviato un messaggio al cliente chiedendogli di smentire l’accusa di download illegale

Non si tratta, però, del primo episodio di questo genere: nel 2006 la casa discografica Peppermint acquisiva i contatti tramite il provider minacciano lei stessa i clienti per sospetti movimenti illegali. L’aquisizione dell’inidirizzo IP è stato dichiarato un abuso nei confronti del cliente. La cosa si ripete nel 2010: FAPAV, la Federazione antipirateria audiovisiva, dopo una serie di segnalazioni da parte dei detentori del copyright aveva accusato i provider di dare troppa libertà ai loro clienti. In questo caso tutto fu fermato dal garante della privacy per abuso di potere.

L’amministratore delegato del provider che ha inviato il messaggio ha dichiarato di trovarsi in una posizione scomoda. Ogni giorno riceve, infatti, centinaia di segnalazioni dagli studi legali dove viene indicato quale file è stato scaricato, l’orario, l’indirizzo IP, etc… L’unico dato mancante è l’intestatario della linea che, ovviamente, conosce soltanto il provider. La procedura è quella di avvisare i clienti consigliandogli il controllo del computer, così da escludere rischi di utilizzi anomali. Non sappiamo quanto questo procedimento sia utilizzato. L’AD, infatti, ha dichiarato in proposito che alcuni suoi colleghi ignorano totalmente i messaggi.

Ricevere comunicazioni di questo tipo non fa piacere. Nel caso in cui vi arrivasse, il consiglio è ovviamente quello di interrompere ogni tipo di attività. Nel caso, invece, la segnalazione fosse infondata la prima mossa da fare è quella di contattare l’associazione dei consumatori, oppure l’Agcom, per capire il motivo del messaggio.

Per concludere, la segnalazione fatta non è da considerarsi reato. Lo è, nel caso, il blocco della connessione a internet. Il monitoraggio da parte di alcune aziende per smascherare eventuali pirati del web non è una pratica consentita, a meno che non venga disposta dalla magistratura.

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