Airbnb a Parigi riscuoterà la tassa di soggiorno comunale

Siglato un accordo con la capitale francese che permetterà agli utenti di pagare la tassa di soggiorno direttamente al social network degli affitti

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Airbnb ha annunciato che presto inizierà a richiedere la tassa di soggiorno a Parigi. La piccola maggiorazione, si parla di 0,83 euro a persona, comparirà all’interno dei costi di prenotazione dell’appartamento. Il social delle case si sostituisce quindi ai proprietari dei vari host, che prima di questa modifica erano obbligati a chiedere la tassa a chi utilizzava il loro appartamento, stanza privata o condivisa. Airbnb ottenuta la gestione, verserà poi i soldi nelle casse dell’amministrazione comunale parigina.

Il benestare a procedere è stato dato dal governo francese all’inizio di questo mese, grazie all’approvazione di un decreto che permetterà alle piattaforme online di richiedere la tassa di soggiorno. Airbnb a questo proposito spiega che, grazie a questa modifica, si semplificherà il processo di pagamento e di gestione, eliminando di fatto un passaggio che prima era a carico degli utenti. Parigi sarà la città a beneficiare maggiormente del servizio: con oltre 50.000 annunci la capitale francese è, infatti, la prima meta scelta su Airbnb.

“Siamo grati al governo francese della disponibilità e collaborazione – dichiara in un comunicato Nicolas Ferrary, direttore di Airbnb Francia – e siamo inoltre orgogliosi di lanciare questa nuova modalità di gestione nella città che più di tutte le altre è protagonista sul nostro sito. Sempre più persone – si legge nella nota – condividono le loro case a Parigi e in qualsiasi altra parte del mondo. Parigi è la prima che subirà questa modifica, Amsterdam e tutte alcune città statunitensi come Portland, Chicago e San Francisco saranno le prossime”, conclude il numero uno di Aribnb Francia.

Il modo di gestione utilizzato da Airbnb in questo caso va preso davvero in considerazione rispetto per esempio ad altri servizi che invece di scegliere la via della collaborazione hanno scelto quella dell’imposizione. L’esempio in questione è Uber, che per inserirsi nelle varie città ha utilizzato una politica più combattiva con però portato scarsi risultati. Certo, la politica Airbnb non è perfetta visti i problemi di gestione riscontrati a New York all’inizio di quest’anno, ma a conti fatti la scelta di collaborare è forse quella giusta.

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