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droni

L’Ente nazionale per l’aviazione civile aggiorna il regolamento per i mezzi aerei a pilotaggio remoto andando a rispondere a chi chiedeva maggiore sicurezza sull’utilizzo dei droni. Ci sono ancora alcuni punti che l’ENAC dovrà chiarire, soprattutto quando i droni vengono utilizzati in ambito amatoriale.

Dal 15 settembre sarà consentito il volo sopra i centri urbani per i piloti autorizzati. Andrà evitato il sorvolo di gruppi nutriti di persone, ad esempio in caso di cortei e manifestazioni. Approvato anche l’utilizzo degli aerei a pilotaggio remoto per il trasporto delle merci. Per un carico ritenuto pericoloso andrà chiesta un’apposita autorizzazione. I piloti potranno restare a 500 metri dai velivoli che potranno alzarsi fino a 150 metri sopra il livello del suolo.

Regole meno rigide per l’utilizzo professionale dei droni

Non ci sarà più bisogno della visita medica di seconda classe, che richiedeva esami diagnostici estremamente rigidi dovuti al fatto che tale categoria di certificazione era volta a verificare l’idoneità psicofisica del pilota per l’esercizio di attività non professionali di volo. I piloti dei sistemi aeromobili a pilotaggio remoto dovranno sottoporsi a un checkup soltanto per il conseguimento della licenza di pilota LAPL (aerei dal peso massimo di due tonnellate e con un massimo di quattro passeggeri). Visita più semplice per i mezzi a pilotaggio remoto che scendono sotto i 25 chilogrammi: esame delle urine, delle capacità visive, uditive e la rilevazione della pressione arteriosa.

Più rigide le regole per gli amatori. Non potranno superare i 200 metri in orizzontale e i 70 in altezza. Sarà assolutamente vietato l’utilizzo dei droni in prossimità di edifici e l’installazione di dispositivi che possano assimilare l’uso amatoriale a quello specializzato. Applicando il nuovo regolamento alla lettera, per un amatore diventerà impossibile montare le videocamere tipicamente utilizzate per scopi professionali.

Gli amatori non potranno più montare videocamere sui droni

Non cambieranno le regole sulla privacy (anche perché l’ENAC non è l’organo più adatto per esprimersi in merito). Resteranno attive le sanzioni amministrative da 6mila a 36mila euro per la violazione della privacy dei cittadini. Si rischieranno ancora fino a 3 anni di carcere per il trattamento illecito dei dati.

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