CONDIVIDI
Google

Con i risultati del suo motore di ricerca Google non solo danneggia gli utenti ma arriva anche a sfavorire i suoi concorrenti. Questo è emerso da uno studio condotto da Tim Wu, professore di legge alla Columbia, e Michael Luca, economista ad Harvard, in collaborazione con il gruppo di data scientist di Yelp, il sito dedicato alle recensioni dei consumatori.

Secondo quanto emerso dall’analisi, presentata all’Antitrust Enforcement Symposium di Oxford, Mountain View piazza nei primi posti della SERP (la pagina dei risultati che esce fuori dopo aver digitato una chiave di ricerca) dei link che offrono un numero di prodotti Google maggiore rispetto al materiale fornito da altri siti web.

Google modifica i risultati di ricerca per indirizzare gli utenti su alcuni risultati

Se Yelp, che ha commissionato lo studio, ha avviato una campagna anti-Google da ormai diverso tempo, lo stesso non si può dire di Tim Wu, uno dei due autori dell’analisi. Wu, noto per aver coniato l’espressione network neutrality, fino a oggi aveva sempre espresso pareri favorevoli sull’operato di Big G. Il cambio di posizione è stato commentato così al sito Re/code: «Quando i fatti cambiano, il tuo pensiero deve cambiare. La cosa più sorprendente e scioccante è stato realizzare che Google non sta presentando i prodotti migliori. Infatti, sta mostrando una loro versione che è degradata e intenzionalmente peggiore per i consumatori».

In fondo, che Google manipolasse gli esiti delle ricerche si sapeva già. Nel 2012, dagli uffici dell’Antitrust USA hanno confermato il comportamento non corretto di Big G, stando ad alcuni documenti trapelati lo scorso marzo e pubblicati dal The Wall Street Journal, ma la Federal Trade Commission ha deciso di non perseguire la multinazionale di Mountain View.

google-office

Lo studio voluto da Yelp ha presentato a 2.690 utenti due diverse pagine di risultati, in risposta a delle domande riguardanti dei business locali. Alla prima metà di loro sono stati messi davanti i classici risultati di Google, confezionati a dovere da Brin e Page. L’altra metà ha visionato delle pagine modificate attraverso una lista di risultati esterna. Gli utenti che hanno visionato i risultati modificati hanno avuto il 45 per cento di probabilità in più di cliccare sui contenuti meritocratici, piuttosto che su quelli proposti dal colosso di Mountain View.

Google si difende mettendo in mostra i risultati positivi ottenuti da Yelp

I vertici di Google non hanno voluto commentare i risultati della ricerca. Soltanto due fonti vicine alla società citate da Bloomberg hanno criticato l’esito dello studio perché presuppone che un maggior numero di clic equivale a un migliore risultato di ricerca. Le fonti, dice il giornalista Brad Stone, fanno notare che Yelp non è stata penalizzata da questi risultati manipolati visto che dal 2012 il valore azionario dell’azienda è quasi triplicato.

Si tratta pur sempre di un’analisi su commissione, con tutti i rischi del caso. L’Autorità europea garante della concorrenza potrà comunque prendere atto dei risultati prima di pronunciarsi sul caso Google. La prossima udienza ci sarà il 17 agosto. Big G ancora non ha ufficializzato la linea difensiva con la quale proverà a smontare le accuse arrivate da Bruxelles.

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright OVERPRESS