Google, approvato il brevetto per i giocattoli intelligenti

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Eravamo abituati a vedere bambole e orsacchiotti di peluche parlanti solo nei film di fantascienza, ma Google sembra determinato a trasformare il sogno in realtà. Un nuovo progetto prevede la realizzazione di giocattoli intelligenti capaci di interagire con i bambini e giocare con loro.

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Attraverso telecamere, microfoni e persino piccoli “motori” che permettono loro il movimento, questi giocattoli (perlopiù bambole e peluche) potranno rispondere ai comandi dei bambini e fare cose come inclinare la testa, sembrare incuriositi, parlare o accendere la TV, per esempio. L’intero processo di risposta agli stimoli sarà gestito combinando il riconoscimento vocale con sofisticati algoritmi, ovviamente supportati dalla connessione alla banca dati virtuale.

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In cima, sulla testa, questi giocattoli interattivi verranno dotati di dispositivi multimediali per controllare TV, lettori DVD e altri smart-device come termostati, tende e smart-house (anche se quest’ultimo accorgimento non sappiamo quanto sia utile in mano al bambino). Inoltre, questi peluche 2.0 sfrutteranno la stessa tecnologia dei Google Glass, solo che invece delle parole magiche “OK Google” il bambino dovrà pronunciare, ad esempio, “Ciao Barbie” per ricevere una risposta dalla bambola.

Nulla di nuovo fin qui, le tecnologie usate da Google sono già usate in molti altri dispositivi: Echo di Amazon, Cortana, Siri, Google Now, ad esempio, sono tutti servizi che adattano le loro prestazioni alle nostre abitudini raccogliendo dati su di noi e interagendo tramite comandi vocali.

I problemi cominciano, invece, parlando di privacy e raggiungono l’apice quando dispositivi con telecamere, microfoni e connessione internet sono rivolti ai bambini. Le preoccupazioni, infatti, ricadrebbero principalmente sulle misure di sicurezza adottate nella connessione dei giocattoli a internet (indispensabile per elaborare i dati) o semplicemente su cosa un malintenzionato possa fare “hackerando” i giocattoli e usandoli per scopi poco leciti verso la progenie.

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C’è poi l’inconveniente di quanto sia tollerabile l’invadenza della tecnologia nella vita familiare, argomento non certo nuovo e abbastanza controverso su cui Google dovrà porre particolare attenzione. Infine, ciliegina sulla torta, l’aria inquietante (frutto anche di innumerevoli film horror sul genere) che avrebbero questi giocattoli-robot muovendosi e parlando autonomamente col bambino.

Il brevetto, che nel 2012 – quando è stato depositato – sembrava una buona idea, oggi che è stato approvato risulta invece pieno di problemi che lo rendono irrealizzabile in buona parte. Problemi, questi, legati non solo alla privacy (perenne spina nel fianco di Google) ma anche e soprattutto relativi a un mix di tecnologie abbastanza obsolete e poco utile, data l’enorme mole di dispositivi tecnologici migliori (e meno inquietanti) per il divertimento dei più piccoli.

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