FOCUS – Juventus Campione, le tappe della cavalcata bianconera [VIDEO]

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Allegri Scudetto

Non c’è due senza tre, uno degli ultimi slogan della Juventus, è già vintage: arriva il quarto scudetto, cambiano gli slogan, non cambia questa Juve. Sempre più dominante in Italia, ancora proiettata nel suo rilancio in Europa. La stagione della consacrazione di un gruppo plasmato, costruito nelle annate precedenti, ancora n grado di vincere e di primeggiare, con protagonisti diversi, con lo stesso spettacolare risultato.

Una stagione che si apre in anticipo, in un pomeriggio di luglio, in cui si consuma una dei più dolori divorzi della storia juventina e che si risolve con un cambio panchina che è un vero trauma. Una stagione che ufficialmente nasco nella diffidenza, nell’incertezza e che si annuncia nel segno di rivalità , quella con la Roma, annunciata prima ancora che in campo, ai microfoni, tra le righe dei giornali. Rivalità che ha occasione di mostrarsi subito, con uno scontro diretto al veleno, ricco di polemiche, che indirizzano le menti verso una strada tutt’altro che corretta.  La Juventus è una regina che graffia, che difende la sua corona incurante delle discussioni e che respinge dal suo fortino gli attacchi della diretta avversaria.

Juventus - Palermo

Rivalità che riceve un primo assestamento già all’ottava giornata di campionato, quando la Juve vincente contro il Palermo, conquista la vetta della classifica in solitaria e di fatta non la lascia più.

Migliore attacco della serie A con 64 reti (con 4 gare da giocare) e miglior difesa con 19 gol subiti

Ma in ogni vittoria che si rispetti, anche in una che come questa può sembrare semplice e scontata,esiste una svolta, un momento in cui le cose cambiano e segnano una strada. La strada di Allegri nasce grazie ad un nuovo protagonista: il cambio di modulo. Inaugurato durante l partita di Champion’s contro l’Olympiakos e alternato sapientemente alla vecchia difesa a tre, ha rappresentato la virata decisiva, ha forgiato la SUA Juve. La nuova disposizione tattica ha davvero rigenerato la squadra mettendo in luce vecchie e nuove prospettive, dando nuova linfa ad un gioco non più votato all’aggressione in apnea per 90 minuti, ma ad una variazione di ritmo che porta all’attesa del momento migliore per colpire.

Allegri

Cambiamento che mette le radici in un novembre da incorniciare (quattro vittorie in campionato e due in Champion’s) e che da i suoi primi frutti alla fine del girone di andata: Juventus campione d’inverno con una giornata di anticipo, con la miglior difesa e il migliore attacco, con una sola sconfitta e con una Roma che insegue senza riuscire a sferrare l’attacco decisivo, sebbene il nuovo anno si apra con una leggera flessione della capolista affetta da pareggite acuta.

Tevez

Si arriva di nuovo allo scontro diretto, giro di boa che non fa prigionieri, un pareggio annunciato che mantiene lo status quo, che mantiene in vantaggio che non farà altro che crescere. Lo scomodo paragone con la scorsa stagione è annullato grazie ad un gruppo che è riuscito a resistere all’insidie di un cammino a tre strade, e che si è lasciato trasportare dalle prodezze dei singoli. Nello scudetto ci sono vittorie che ai più sembrano fortunose e invece sono lo splendido regalo di grandi campioni: il regalo di Andrea Pirlo allo scadere del derby d’andata, quando la fortuna diventa magia, quando le critiche vengono smorzate con l’autorevolezza e la misura, con giocate nascoste come assi nella manica.  In questo scudetto c’è il tiro prepotente di Pogba nella partita contro il Palermo che si stava avviando verso uno scialbo 0-0. Un goal che fissa il suo valore, il nostro “ragazzo da 100”. Nello scudetto ci sono le meravigliose giocate di Carlitos Tevez, che ancora sta accompagnando la Signora verso inattese vittorie. Vedere questo campioni giocare è uno spettacolo che riconcilia col mondo, che rende giustizia alla bellezza.

Bonucc lo stakanovista con 2935′ giocati, tevez il trascinatore con 20 reti stagionali e 7 assist

E’uno scudetto che non ha niente  a che fare con lo straordinario record dello scorso anno, che è fatto anche di tanti piccoli momenti di difficoltà, che mai però hanno minato un vantaggio, una supremazia, risolti con la nuova consapevolezza, con la capacità di isolare le partite e affrontarle con freddezza: perché le partite sono tutte importanti, perché vincere fa parte di un progetto. I detrattori, che non si arrendono mai, continuino pure a sminuire vittorie che si stagliano su un orizzonte fatto di pochi , anzi di nessun avversario, non comprendendo il fatto che quando mancano i nemici reali, ci si deve confrontare con la paura di se stessi, con la tensione di dover dimostrare di essere sempre il migliore.

La Juventus, quest’anno, non ha solo sbaragliato la concorrenza, creando in soli tre anni un gruppo collaudato, unito e vincente, ma ha anche superato i propri limiti: quelli reali, raggiungendo obiettivi insperati, quelli immaginari superando dubbi e paure. Ha creato nuovi obiettivi, per poterli superare, ha creato nuove pagine per continuare a raccontare: perché la storia, si sa, la scrive solo chi vince.

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