FOCUS – Carlitos, please don’t go!

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Tevez

Si sente il profumo dello scudetto, manca solo un punto, è fresco, inebriante. Altro match point disponibile sabato pomeriggio a Genoa: festa rimandata dopo la partita di ieri sera contro la Fiorentina in cui la Juventus, pur con qualche amnesia difensiva di troppo, è riuscita a reggere all’iniziale aggressività viola che nel corso della serata è andata ad infrangersi contro il muro Carlos Tevez.

Lui, protagonista indiscusso, lui e il suo strapotere che manifesta in tutta la sua decisività proprio nel momento dell’intensificarsi del chiacchiericcio riguardo la sua condizione. A chi lo considerava stanco, risponde con una splendida doppietta, a chi lo additava come responsabile della leggera flessione della squadra mostra il suo passaporto di capocannoniere. I numeri in questo però non possono far altro che materializzare l’immenso valore di un giocatore leader, trascinatore, in campo e nello spogliatoio: ha preso la squadra per mano e la sta portando in alto. Vuole tornare a casa, ma vuole farlo con le valigie piene di gloria: andarsene dopo aver conquistato una finale di Champion’s League lascia dietro di sè una scia indelebile. Ma da uomo d’onore vuole rispettare il contratto per quanto le sirene argentine siano davvero difficili da ignorare. La decisione non è ancora presa il bivio che si sta creando è chiaro. Ostacolo difficile da superare per tenerlo in Italia anche la Coppa D’America durante la pausa estiva: un suo diretto coinvolgimento potrebbe già proiettarlo nel suo ambiente naturale. Resta certamente insostibuile al momento in quanto a tecnica, determinazione, concretezza e umiltà, tutte doti che adesso vuole rivolgere al presente.

Un presente fatto di obiettivi vicinissimi: chiudere il discorso scudetto a Genova, preparare al meglio la prima sfida contro il Real. Ci vorranno due partite perfette e potrebbero non bastare, e una Juve perfetta senza il miglior Tevez è davvero difficile immaginarla. Carlitos non è un calciatore abituato a risparmiarsi e lui è la migliore garanzia per i bianconeri soprattutto quando sente l’odore del successo. La testa è totalmente al Real, dalla partita di ieri vengono indicazioni ben precise:concentrazione intermittente, ritmi bassissimi, si reagisce però e si lavora. Sperando che regagli come quelli di ieri sera siano finiti:le ingenuità che hanno provocato i due rigori viola non possono essere commesse contro una squadra come il Real che non fa sconti, che non perdona. E’arrivato davvero il momento della verità. La Juve ha dimostrato di saperci stare nelle prime quattro d’Europa per restarci deve recuperare forma fisica e uomini. Realisticamente tutti sanno che è inferiore al suo avversario, e che un’eventuale eliminazione può essere messa in conto senza drammi e non comprometterebbe la stagione. Ma la Juve può permettersi di sperare ed è obbligata a giocare il suo calcio migliore, con dignità e consapevolezza. Il suo cammino di quest’anno la spinge al successo: i suoi risultati sono importanti soprattutto guardando indietro e guardando al suo percorso di crescita progressiva. Il traguardo raggiunto in Europa è già bello di per sè, sia perche difficilmente preventivabile a inizio stagione sia considerando il gap con le altre corazzate europee. Quando si torna a certi livelli poi, si impara sempre qualcosa: giocare una semifinale quindi non deve essere considerato un miracolo, ma uno stimolo, e un obiettivo per coltivare e far ricrescere la mentalità europea.

In un momento in cui tante certezze del calcio italiano stanno crollando, anche un finale di stagione può e deve essere considerato un nuovo punto di partenza.

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