Fmi: con crescita bassa, economia italiana a rischio

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, se la crescita nominale raggiungesse il 4% entro il 2017, per alcuni Paesi, tra cui l'Italia, entro il 2020 l'impatto sarebbe fino a 10 punti percentuali in meno rispetto all'attuale scenario

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Il Fondo Monetario Internazionale lancia l'allarme

La bassa crescita e la bassa inflazione complicano la riduzione del debito. Lo afferma il Fondo Monetario Internazionale (Fmi), sottolineando che l’impatto della bassa inflazione è significativo: se la crescita nominale raggiungesse il 4% entro il 2017 nei paesi che stanno sperimentando bassa crescita e bassa inflazione, la media del debito nel 2020 per le economie avanzate sarebbe di 6 punti inferiore rispetto all’attuale scenario.

Per alcuni paesi (Austria, Belgio, Italia, Giappone e Portogallo), l’impatto sarebbe fino a 10 punti percentuali rispetto all’attuale scenario. «Diverse economie avanzate si trovano a far fronte a una minaccia tripla che arriva da sfide collegate: bassa crescita, bassa inflazione (o deflazione in alcuni casi) e debito elevato» afferma il Fmi, sottolineando che una «soluzione duratura al problema del debito non è possibile senza una crescita più alta e un’inflazione moderata.

Il fondo monetario internazionale è chiaro: il livello del debito potrebbe aumentare

Questo mette in evidenza la necessità di continuare con una politica monetaria accomodante e accelerare le riforme strutturali per catalizzare la crescita. Unire le riforme strutturali con il sostegno alla domanda dovrebbe favorire gli investimenti e aumentare le attese di futura crescita». Fra i rischi che il Fmi intravede nel breve termine sul fronte dei bilanci pubblici ci sono: bassa crescita, bassa inflazione, incertezza politica, volatilità dei mercati e più rigide condizioni finanziarie. Ma anche rischi geopolitici. «Nell’area euro e in Giappone una spirale di crescita debole, inflazione sotto il target e limiti della politica monetaria dei tassi zero» potrebbero avere «serie implicazioni per le finanze pubbliche con il rischio di un aumento dei livelli di debito».

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