Mafia, Strasburgo: “Contrada non andava condannato”

Reato "non sufficientemente chiaro". L'Italia dovrà versare 10 mila euro all'ex numero due del Sisde per danni morali

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Bruno Contrada, ex dirigente del Sisde

Bruno Contrada non doveva essere condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Lo ha stabilito la Corte Europea dei diritti umani a Strasburgo in quanto, all’epoca dei fatti (1979-1988), il reato non era “sufficientemente chiaro”. L’Italia dovrà versare 10 mila euro all’ex numero due del Sisde per danni morali. Contrada, tornato in libertà dopo aver scontato la pena, era stato condannato in via definitiva a 10 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, a seguito delle accuse di diversi collaboratori di giustizia che lo avevano indicato come “informatore” di Cosa Nostra. Tra le varie accuse lanciate all’ex dirigente del Sisde, anche quella di aver favorito la fuga di pericolosi latitanti, come lo stesso Totò Riina, godendo dell’appoggio di alcuni vertici istituzionali.

Il primo arresto risale al 24 dicembre 1992, per poi essere rilasciato quasi tre annni dopo. Tra il 2007 e il 2008 è nel carcere militare di Santa Maria Capua Vetere, mentre dal 24 luglio 2008 è ai domiciliari presso la sua abitazione di Palermo a causa del suo stato di salute. Nel 2012 la Cassazione si era opposta alla richiesta di revisione del proceso di Contrada, investigatore di punta dell’antimafia più volte capo della squadra mobile di Palermo, nonché capo di gabinetto dell’Alto commissariato antimafia. La condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa risale al maggio 2007.

Secondo la Corte di Strasburgo, l’Italia ha violato l’art.7 della Convenzione europea per i diritti umani che stabilisce che “non ci può essere condanna senza che il reato sia chiaramente identificato dai codici di giustizia”. Nel caso di Contrada, la Corte specifica che il reato contestato “non era sufficientemente chiaro e prevedibile per Contrada ai tempi in cui si sono svolti gli eventi in questione”, e quindi ha riconosciuto la violazione in quanto le pene non possono essere applicate retroattivamente.

Comprensibilmente soddisfatto l’avvocato Giuseppe Lipera, legale di Contrada: “Ho presentato due mesi fa la quarta domanda di revisione del processo a Bruno Contrada e la corte di appello di Caltanissetta mi ha fissato l’udienza il 18 giugno. Questa sentenza – conclude – sarà un altro elemento per ottenere la revisione della condanna”.

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