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depressione

La depressione viene definita come un’alterazione del tono dell’umore. La depressione è un disturbo diffuso e quindi molto ben conosciuto. Sembra, infatti, che ne soffra dal 10% al 15% della popolazione, con una frequenza maggiore tra le donne.

Il Disturbo Depressivo è associato ad una elevata mortalità. Fino al 15% degli individui con un Disturbo Depressivo grave muore per suicidio. Ciononostante, la maggior parte dei soggetti depressi non arriva ad avere ideazioni suicidarie o sintomi particolarmente gravi, ma lamenta sintomi che spesso non vengono neanche associati facilmente alla depressione stessa (stanchezza cronica, malesseri fisici, apatia, astenia, calo del desiderio, irritabilità, ecc.). L’insorgenza di tali disturbi possono dipendere dalla presenza di una comorbilità con altre malattie di natura organica (ad es tumori, infarti, etc). In numerosi casi pazienti che vivono malattie gravi come tumori, o che hanno subito un forte trauma, sviluppano in concomitanza un disturbo depressivo o di carattere ansiogeno.

Fattori di rischio per la depressione:

  • colpisce maggiormente il sesso femminile;
  • vi è una maggiore familiarità per i disturbi dell’umore;
  • il verificarsi di eventi stressanti precoci (es. perdita di una figura familiare);
  • “ life events”: la presenza di lutti, separazioni, divorzi e pensionamento;
  • precedenti episodi affettivi: il verificarsi di un episodio depressivo induce il paziente ad essere maggiormente predisposto ad una ricaduta nell’immediato futuro.

Il modello cognitivo si serve di tre concetti specifici per spiegare il substrato psicologico della depressione: 1) la triade cognitiva; 2) gli schemi; 3) gli errori cognitivi (elaborazione errata dell’informazione).

  • Il primo elemento della triade cognitiva ruota intorno alla visione negativa che il soggetto ha di sé stesso. Egli vede sé stesso difettoso, inadeguato, malato o privato di qualche cosa. Crede di essere indesiderabile e inutile a causa dei suoi presunti difetti e di non avere gli attributi necessari per ottenere la felicità o la serenità. Il secondo elemento della triade cognitiva consiste nella tendenza dell’individuo depresso ad interpretare le proprie esperienze attuali in un modo negativo. Egli pensa che il mondo gli faccia delle richieste esorbitanti e/o gli presenti ostacoli insuperabili per il raggiungimento degli obiettivi della sua vita. Questi travisamenti negativi sono evidenti se si osserva il modo in cui i soggetti interpretano negativamente certe situazioni sebbene siano disponibili interpretazioni alternative più plausibili. Il terzo elemento della triade cognitiva consiste in una visione negativa del futuro. Quando la persona depressa fa previsioni a lungo termine, prevede che le sue difficoltà o sofferenze attuali continueranno indefinitamente. I desideri suicidi possono essere intesi come un’espressione estrema del desiderio di fuga da quelli che sembrano essere problemi insolubili o situazioni insopportabili. La persona depressa può considerarsi un peso inutile e di conseguenza credere che tutti, lei compresa, staranno meglio quando sarà morta.
  • Il secondo elemento del modello cognitivo è il concetto di schema. Si usa questo concetto per spiegare perché una persona depressa mantenga i suoi atteggiamenti che provocano sofferenza e senso di sconfitta nonostante vi siano prove oggettive della presenza di fattori positivi nella sua vita. Lo schema è la base per vagliare, differenziare e codificare le proprie esperienze. Negli stati psicopatologici come la depressione gli schemi diventano sempre più distorti e disfunzionali e quando la depressione peggiora, le idee negative dominano sempre più il pensiero dei soggetti, anche se non può esserci nessuna connessione logica tra le situazioni effettive e le interpretazioni negative che essi ne traggono.
  • Il terzo elemento del modello cognitivo evidenzia gli errori sistematici nel modo di pensare dell’individuo depresso che servono a mantenere in lui la convinzione della validità dei suoi concetti negativi, malgrado vi siano prove del contrario. Per comprendere il disturbo del pensiero nella depressione lo si può concettualizzare come modo ‘primitivo’, non ‘maturo’, di organizzare la realtà. Le persone depresse tendono ad esprimere ampi giudizi globali riguardo ad eventi che interferiscono con la loro vita. La risposta emotiva, quindi, tende ad essere negativa ed estrema. il pensiero più maturo, invece, attribuisce automaticamente le situazioni della vita a più dimensioni o qualità, mentre nel pensiero primitivo la complessità, variabilità e diversità delle esperienze e del comportamento umano vengono ridotte a poche, nette categorie. Il paziente depresso, quindi, tende a considerare le sue esperienze come privazioni o sconfitte totali (non dimensionali) e irreversibili (fisse). Contemporaneamente egli si classifica come un ‘perdente’ (in senso categorico) e condannato (irreversibili difetti del carattere).

La Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale (TCC) ha mostrato scientificamente una buona efficacia sia sui sintomi acuti che sulla ricorrenza. A volte è necessario associare la TCC ai farmaci antidepressivi o ai regolatori dell’umore, soprattutto nelle forme moderate-gravi. L’associazione della Terapia Cognitivo-Comportamentale e i farmaci aumenta l’efficacia della cura.

Nel corso della Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale la persona viene aiutata a prendere consapevolezza dei circoli viziosi che mantengono e aggravano la malattia e a liberarsene gradualmente attraverso il riattivarsi del comportamento e l’acquisizione di modalità di pensiero e di comportamento più funzionali.

Dott. Alessandro Centini
Psicologo – psicoterapeuta
alessandro.cen@gmail.com

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