Apple: Tim Cook nominato il miglior leader del mondo

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A pochi giorni dall’uscita di “Becoming Steve Jobs”, la nuova biografia sulla vita del co-fondatore di Apple, la rivista Fortune ha nominato Tim Cook il migliore03 leader del mondo, affiancato da una riflessione sull’era post Jobs. L’interessante articolo ci fornisce un analisi più da vicino del passaggio di carriera svolto da Cook, da responsabile delle operazioni a CEO di Cupertino, svelandone alcuni retroscena.

Jobs e Cook sono due persone molto simili sotto un certo punto di vista, ma allo stesso tempo completamente diversi. Mentre il primo è sempre stato impulsivo e manipolatore, Cook ha importato uno stile di leadership differente, ponendo più fiducia negli altri. Da quanto visto fino ad oggi, la nuova politica di comando è stata apprezzata dai dipendenti, e a dimostrazione ci sono i grossi risultati raggiunti in questi tre anni e mezzo.

“Ho la pelle dura, ma è diventata ancora più dura. Quello che ho imparato dopo la morte di steve, quello che avevo conosciuto solo a livello teorico e accademico, forse era che lui era uno scudo incredibile per noi che eravamo il suo team esecutivo”

Nonostante abbia raggiunto tanti successi, Cook ha dovuto nel contempo affrontare una serie di sfide in qualità di senior manager, fin dal primo giorno in cui ha assunto la carica di amministratore delegato. Tra queste compaiono la delusione dell’app Mappe, la collaborazione con la GT Advanced Technologies e l’assunzione di John Browett, licenziato sei mesi dopo, come capo retail.

“Quello che ti segna particolarmente è la difficoltà di adattarsi ai nuovi ritmi, che ti costringono a porre attenzione a tante cose insieme. E’ necessario essere in grado di operare su cicli più brevi, con meno dati, meno conoscenza e meno fatti. Ma se si considera che i dati più importanti sono le persone, allora bisogna trarre conclusioni in modo relativamente più breve. Questo ti insegna a capire se una persona si trova nel posto giusto o in quello sbagliato”

Dopo la partenza di Browett, Cook ha compreso quanto fosse importante essere paziente nella sua ricerca, per capire se chi si trovava davanti potesse entrare in sintonia con la cultura della Mela. Lo scorso maggio, il CEO di Cupertino ha trovato il suo candidato ideale nel ex CEO di Burberry, Angela Ahrendts, con la quale ha avuto diversi incontri al di fuori del quartier generale di Apple. La Ahrendts svelò in seguito di non aspettarsi di essere assunta.

“La prima volta che mi sono seduta con lui, pensai questo è un uomo di pace. Mi è piaciuta fin da subito la sua integrità e i suoi valori. E’ come se sapesse sempre fare la cosa giusta, il mondo ha bisogno di leader come Tim”

Tim Cook, Steve Jobs

Cook ha anche dichiarato la sua omosessualità l’anno scorso, con l’intenzione di spingere le altre persone a non nascondere la loro
reale identità. Nell’intervista a Fortune rivela di aver preso questa decisione già da tempo, ma non aveva mai trovato il coraggio di svelarsi, forse spaventato dalla possibilità di minare la sua posizione esecutiva nel mondo.

“Per essere onesti, se sono giunto a questa conclusione è stato solo per aiutare le altre persone. Non c’è gioia per me mettere la mia vita in vista”

Infine, Cook ha rivelato di essere intenzionato ad investire gran parte delle sue ricchezze per specifici piani filantropici, questo solo dopo essersi occupato del nipote di dieci anni. E con il suo attuale patrimonio, pari a 120 milioni di dollari, ce ne sarebbero molti progetti filantropici che ne gioverebbero.

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