Revoca scorta a Biagi: indagati Claudio Scajola e Gianni De Gennaro

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Cooperazione colposa in omicidio colposo. Questo il reato con cui la Procura di Bologna ha iscritto nel registro degli indagati Claudio Scajola e Gianni De Gennaro in merito all’inchiesta bis sulla revoca della scorta a Marco Biagi, il giuslavorista ucciso a Bologna il 19 marzo 2002 dalle Brigate Rosse. All’epoca dell’omicidio, i due indagati erano, rispettivamente, ministro dell’Interno e capo della Polizia e ne rispondono «in cooperazione tra loro e nell’esercizio delle rispettive funzioni», recita il capo di imputazione, «per imprudenza e negligenza e in violazione degli articoli 1, 2, 5 e 24 della legge 121 del 1981 (ordinamento dell’amministrazione di pubblica sicurezza, ndr) e delle circolari ministeriali vigenti in materia di misure di protezione».

L’iter

La prima inchiesta venne archiviata, mentre la nuova fu riaperta la scorsa primavera sulla base di nuovi documenti, in particolare appunti dell’ex segretario del ministro, Luciano Zocchi. Nell”atto notificato a Scajola e De Gennaro, oltre che ai familiari dello stesso Biagi, si chiede ad una sezione speciale del tribunale di Bologna di interrogarli per sapere se intendono o meno avvalersi della prescrizione. A capo dell’inchiesta c’è il pm, Antonello Gustapane.

I dettagli

Nell’indagine in questione, il Procuratore di Bologna, Roberto Alfonso, e il pm, Antonello Gustapane, contestano una serie di omissioni, la prima delle quali risalente al 3 ottobre 2001, quando fu presentato il “Libro bianco” sulle condizioni del lavoro in Italia. Secondo gli inquirenti, Scajola e De Gennaro «omettevano di adottarre direttamente o di far adottare dagli organi a loro sottoposti in favore del professor Biagi misure idonee a proteggerne l’incolumità dall’elevato rischio di subire attentati».

I legali

Dalle prime dichiarazioni rilasciate dal legale dell’ex ministro, Marco Mangia, «non risultano né carte né avvisi. Non ne sappiamo assolutamente nulla. Scajola si trova a Villa Ninina, dove è sottoposto a obblighi di legge (nell’ambito del processo aperto a Reggio Calabria sul favoreggiamento alla latitanza del’ex deputato di Forza Italia Amedeo Matacena, ndr), ma è sostanzialmente libero. L’ho sentito ieri sera – ha concluso l’avvocato – e non mi ha accennato a questa cosa». Di contro, è comprensibilmente soddisfatto l’avvocato Guido Magnisi, legale dei familiari di Marco Biagi: «È stato fatto un lavoro preciso, puntuale e articolato da parte della Procura di Bologna».

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