Sentenza Green Hill: condannati tre dei quattro imputati

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Condanna per tre dei quattro imputati nel processo Green Hill, l’allevamento di cani beagle destinato alla sperimentazione scientifica. La prima sezione penale del tribunale di Brescia ha condannato ad un anno e sei mesi Ghislane Rondot, co-gestore di Green Hill 2001 della Marshall Bioresources e della Marshall Farms Group, e Renzo Graziosi, veterinario. Un anno di reclusione anche al direttore Roberto Bravi. Bernard Gotti, co-gestore dell’allevamento, è stato invece assolto. Per i tre imputati condannati scatta anche il divieto di allevare cani per i prossimi due anni.

Il pm Ambrogio Cassiani, durante la sua requisitoria, aveva ricostruito quanto avveniva all’interno di questo allevamento: “All’interno di Green Hill c’era una strategia precisa, non c’era alcun interesse a curare i cani malati. Le cure avrebbero potuto alterare i parametri per la sperimentazione. I cani andavano quindi sacrificati”.

Secondo l’accusa, dal 2008 al 2012 sono morti oltre 6.023 cani beagle per colpa di queste sperimentazioni. Dopo il sequestro i decessi sono scesi a 98. Era il 28 aprile del 2012 quando diversi attivisti si introdussero nell’allevamento di Montichiari per liberare diversi cani destinati alla sperimentazione

Il tribunale ha disposto un risarcimento di trentamila euro per Lav, ammessa come parte civile insieme a Leal, Lega nazionale difesa del cane ed Enpa. Gianluca Felicetti, presidente della Lega Anti Vivisezione, giudica la sentenza come un “riconoscimento a tutte e tutti coloro che in tanti anni hanno partecipato a manifestazioni a Montichiari e in tante altre parti d’Italia e del mondo, hanno digiunato, firmato petizioni, realizzato inchieste giornalistiche, presentato denunce, scavalcato barriere fisiche e ideologiche che difendevano l’indifendibile”.

Il direttore di Green Hill Roberto Bravi anticipa il ricorso in appello e dichiara: “Leggeremo le motivazioni della sentenza per capire come l’azienda più controllata d’Italia all’improvviso si sia trasformata in quello che impropriamente le associazioni animaliste definiscono lager. Intanto l’iniziativa delle associazioni ha causato la perdita di 50 posti di lavoro”.

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