Nigeria: altre due bambine kamikaze in un mercato, 3 morti e 43 feriti

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Altre due bambine kamikaze seminano terrore in Nigeria. Dopo la strage avvenuta nella città di Maiduguri, costata la vita a 19 persone, altre due giovani kamikaze di 10 anni si sono fatte esplodere nei pressi di un mercato di telefonia mobile nella cittadina di Potiskum, nello stato nord-orientale di Yobe.

I testimoni raccontano di aver visto le due bambine farsi esplodere tra la folla. Sono arrivate a bordo di un triciclo a motore e hanno denotato le bombe che portavano sotto i vestiti: «Una di loro ha innescato e fatto detonare la sua bomba mentre l’altra, che era ancora seduta sul veicolo, ha detonato la sua». Il bilancio dopo l’attacco è di 3 morti e 43 feriti.

Si tratta del terzo episodio in cui troviamo protagonisti bambini pronti a esplodere. Il primo caso ci fu lo scorso 10 dicembre, quando un bambino si rifiutò di saltare in aria e raccontò che a reclutarlo per servire il “califfato” di Boko Haram fu il padre. L’ultimo grave episodio terroristico c’è stato in un grappolo di villaggi nella regione di Baga, nell’estremo nord-est della Nigeria. I miliziani di Boko Haram hanno sterminato chiunque si trovassero davanti, lasciando a terra un numero imprecisato di vittime. I racconti dei testimoni ai media nigeriani sono agghiaccianti.

“Abbiamo corso per giorni e visto cadaveri, specialmente sulle isole del lago Ciad: sono stati sterminati come insetti. Il massacro è andato avanti per giorni, i miliziani sono in agguato lungo le acque e quando vedono passare una barca di quelli che fuggono aprono il fuoco.”

nigeria attentati

Un altro sopravissuto, Yanaye Grema, ha raccontato al quotidiano nigeriano DailyTrust online quanto avvenuto in quelle ore. Lui si è nascosto per tre lunghi giorni fra la sua casa e il muretto esterno, all’ombra di un grande albero, assistendo all’inferno. Soltanto la notte riusciva a entrare furtivamente in casa per mangiare qualche manciata di «cassava» e bere un pò d’acqua. Fortunatamente la sua famiglia non si trovava in quella zona ma nel villaggio di Kukawa, a 40 km di distanza, per il funerale di un cugino della moglie, anch’esso ucciso sempre da Boko Haram.

“I soldati si spogliavano delle loro divise prima di fuggire nella boscaglia. Sentivo sono spari senza fine, raffiche, esplosioni e urla e le grida ‘Allahu akhbar!’ (Dio è grande). La gente che fuggiva veniva inseguita nella boscaglia e massacrata. Altri rimanevano rintanati in casa, mettendosi in trappola da soli. Alcuni degli uomini di Boko Haram campeggiavano vicino al mercato di Baga, 700 metri dal mio nascondiglio. Di notte vedevo la luce emessa dal loro generatore. Li sentivo ridere e schiamazzare.”

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