Camminata e bicicletta incastrano Stasi. 16 anni per l’omicidio di Chiara

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A sette anni di distanza dall’omicidio di Chiara Poggi è stato dato un nome al colpevole. La prima Corte d’Assise d’Appello, due togati e sei giudici popolari, hanno condannato l’allora fidanzato Alberto Stasi a 16 anni di carcere. Dimezzata la pena chiesta dal sostituto procuratore generale Laura Barbaini. Non gli è stata riconosciuta l’aggravante della crudeltà.

Il 17 dicembre 2009 l’ex studente bocconiano era stato giudicato non colpevole in primo grado, sentenza confermata anche dal secondo grado di giudizio. La cassazione ha però cancellato le precedenti due sentenze chiedendo un ulteriore processo con rito abbreviato. Dopo le arringhe degli avvocati, dove non sono mancate le polemiche, Alberto Stasi ha lanciato un appello ai giudici prendendo la parola: “Non cercate a tutti i costi un colpevole condannando un innocente. Sono anni che sono sottoposto a questa pressione. È accaduto a me e non ad altri. Perché? Mi appello alle vostre coscienze: spero che mi assolviate.” Queste dichiarazioni spontanee non sono però bastate. Dopo 7 ore di camera di consiglio è arrivata la condanna. Le motivazioni della sentenza verranno depositate entro 90 giorni. Soltanto allora sarà possibile capire perché i giudici lo hanno condannato non riconoscendogli l’aggravante della crudeltà.

condanna stasi

 

Nei precedenti gradi di giudizio che avevano scagionato Alberto Stasi si erano sottovalutati diversi elementi secondo gli ermellini che, nell’aprile 2013, hanno annullato la sentenza di assoluzione e rinviato gli atti a Milano a una nuova sezione della Corte d’Assise d’Appello. Erano convinti che occorresse una “valutazione complessiva e unitaria degli elementi acquisiti” e dunque una rilettura di tutti gli indizi. Alcuni andavano approfonditi con ulteriori accertamenti, come l’assenza di un alibi tra le 9.12 alle 9.35 e l’aver omesso di raccontare agli inquirenti di possedere una bici nera da donna dopo che due testimoni avevano raccontato di averne vista una appoggiata alla muro della villetta di via Pascoli nell’immediatezza del delitto. L’esame chiave ha riguardato la camminata di Alberto. Dai risultati è emerso impossibile che Stasi non si sia sporcato le scarpe e non abbia nemmeno lasciato una traccia ematica sul tappetino della sua Golf.

I legali dei Poggi hanno commentato così questa sentenza: ”Ci aspettavamo la verità per Chiara e oggi abbiamo avuto una risposta’”.

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