Insegnare programmazione a scuola? Gli inglesi lo fanno meglio

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Grazie ai numerosi servizi offerti dalle big del settore la programmazione sta diventando una vera e propria istanza e oggi, sempre più giovani si stanno affacciando a questo vastissimo campo. In Italia ogni anno vengono prodotti migliaia di applicazioni e programmi, creati da sviluppatori professionisti e non, che il più delle volte si sono creati una cultura sul linguaggio di programmazione dai testi e dalle guide trovare su internet. In Inghilterra invece la programmazione viene presa un po’ più sul serio, tanto da spingere il paese ad investire per dedicarci uno spazio di un ora a settimana.

Il Primo Ministro inglese, David Cameron, è stato protagonista dell’iniziativa internazionale tenutasi presso Downing Street per la programmazioni dei computer, alla quale hanno partecipato un gran numero di bambini. Cameron ha stimolato l’intera popolazione della Gran Bretagna, la quale ha voluto seguire il suo esempio, dimostrando come la programmazione abbia tutte le carte di diventare il linguaggio del futuro. Il premier inglese ha promesso anche di aver pronto un investimento del valore di 104 milioni di euro, dilazionati in 5 anni, con il quale intende implementare le scuole con 2.500 insegnanti esperti di Coding, e dare la possibilità a 15 mila docenti di approfondire le conoscenze nel settore.

Si tratta di solo una delle tante riforme eseguite dall’Inghilterra negli ultimi tempi, infatti, a settembre l’ex Ministro dell’Istruzione, Michael Gove, ha richiesto che venisse aggiunto un corso di programmazione della durata di 60 minuti a settimana, indirizzato a tutti gli studenti dai cinque anni in su. Lo scopo di questa rivoluzione digitale fu quella di far fronte ad un mercato asiatico sempre più competitivo. La sua iniziativa, nonostante fosse estremamente innovativa, ha incontrato una serie di difficoltà nell’apprendimento. Secondo un indagine della BBC, gli insegnanti hanno rivelato che la fascia di età maggiormente colpita dalle difficoltà è stata quella delle superiori, cioè dai tredici anni in su, mentre i bambini delle elementari sono stati la porzione che si è adeguata più facilmente.

Bill Mitchell della British Computer Society afferma come imparare a programmare sia un po’ come rivoluzionare il modo di pensare, e che quindi necessiti di tempo. Cameron ha rivelato di essere particolarmente fiducioso nella sua iniziativa, e che non si fermerà finche il suo paese sarà in grado di essere al passo con la tecnologia. Intanto alcune regioni della Gran Bretagna comprese tra la Scozia e la Cornovaglia, stanno inseguendo i progetti che prevedono di trasformare la programmazione in qualcosa che stimoli l’interesse di studenti di tutte le età. A Brighton ad esempio, è stato fondato il MakerClub, un’organizzazione che riceve 130 mila sterline l’anno. Gli insegnati hanno voluto creare una piattaforma interattiva da utilizzare durante l’ora di programmazione, con video in diretta che possano aiutare gli allievi nell’apprendimento. Simon Raley, CEO di MakerClub racconta:

“L’utente, attraverso questa piattaforma potrà costruire un suo robot, o unirsi al progetto di qualcun altro. Per me l’aspetto molto interessanti è che oltre alla programmazione questi ragazzi imparano come applicare la matematica e la fisica, materie che smettono di essere limitate ai libri di scuola e che trovano una dimensione pratica.”

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  • tdname

    Un’ora a settimana per fronteggiare i giovani asiatici? Loro fanno ore e ore di programmazione alla settimana, figuriamoci cosa può servire un’ora sola…Sono un programmatore e immaginare di imparare a programmare spendendo solo 60 minuti alla settimana ora saprei praticamente nulla. Direi basta con il latino e preferirei 4 ore alla settimana di programmazione