Attacchi di panico: scopriamo come riconoscerli

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Il termine panico deriva dal dio greco Pan, che produceva rumori stridenti e improvvisi che spaventavano la gente. Il panico è un episodio di intensa paura ad esordio improvviso. Gli episodi di panico durano tra i 5 e i 20 minuti, ma sembrano infiniti, sono angosciosi e lasciano l’individuo in uno stato d’ansia e di estrema debolezza. La paura, che spesso rasenta il terrore, è generalmente accompagnata da spiacevoli sensazioni corporee, difficoltà di ragionamento e sensazioni di catastrofe imminente. Durante gli episodi, i normali processi di ragionamento risultano alquanto compromessi, cioè le persone iniziano ad avere pensieri come «la mia mente si sta svuotando» o «non riesco più a pensare in modo ordinato». Le intense sensazioni corporee riferite più spesso durante la crisi includono palpitazioni, sudorazione, vertigini, dispnea e tremori.

Esiste una stretta relazione tra panico ed ansia: infatti un’ansia elevata aumenta la probabilità che si verifichi un episodio di panico, e un episodio di panico, a sua volta, è seguito di solito da un’ansia protratta (ansia residua) che può andare da un arco di 30 minuti a diverse ore, in cui è probabile che le persone si sentano ansiose, scosse e stanche. Gli episodi di panico sono comuni a tutte le forme di disturbo d’ansia (fobie specifiche,fobie sociali ecc.). Il primo attacco di panico è generalmente inaspettato, cioè si manifesta “a ciel sereno”, per cui il soggetto si spaventa enormemente e, spesso, ricorre al pronto soccorso; poi possono diventare più prevedibili. L’attacco di panico si manifesta quasi sempre durante un periodo in cui tensione o stress sono elevati (per es. il matrimonio o la convivenza, la separazione, la perdita o la malattia di una persona significativa, l’essere vittima di una qualche forma di violenza, problemi finanziari e lavorativi), mentre è molto raro che si manifesti in chi si sente sicuro e in assenza di fattori stressanti. Per la diagnosi di Disturbo di Panico sono richiesti almeno due attacchi di panico inaspettati, seguiti da almeno 1 mese di preoccupazione persistente di avere un altro attacco di panico. I contenuti comuni delle paure che le persone provano durante una crisi di panico sono:

  • La possibilità di morire (es: attacco cardiaco)
  • Perdere il controllo
  • Impazzire
  • Perdere coscienza
  • Comportarsi in modo strano
  • Urlare

Alcune crisi di panico sono inaspettate e sembrano giungere all’improvviso, ma nella maggior parte dei casi sono provocate dall’esposizione a situazioni o fattori stressanti identificabili, cioè dove la causa della paura è evidente, ad esempio la minaccia rappresentata da un grave incidente automobilistico o l’aggressione da parte di un cane feroce. Le crisi di panico in risposta ad una minaccia reale sono appropriate, per quanto a volte eccessive, e servono a proteggere l’individuo dal dolore, da un danno fisico o dal disagio. Diversamente da queste situazioni di allarme reale, invece, le crisi in risposta a minacce minime o interpretate in modo errato possono essere considerate simili all’innesco di un falso allarme, e possono essere sconcertanti e perciò particolarmente preoccupanti. Durante le crisi, la maggior parte degli individui ha la sensazione di sentirsi in trappola; il pensiero e bisogno principale e opprimente è quello di scappare, che può condurre ad un comportamento irrazionale e rischioso, come guidare a velocità eccessiva o scappare fuori da un edificio correndo alla cieca. Quindi, le persone tendono ad evitare le situazioni in cui sentono che potrebbe presentarsi un’altra crisi o/e quelle in cui sarebbe difficile attuare una rapida fuga; pianificano in anticipo un particolare itinerario, il momento in cui farlo e quali sono le possibilità di fuga. I luoghi e le attività solitamente evitati sono:

  • Supermercati
  • Teatri
  • Cinema
  • Mezzi pubblici
  • Ponti o gallerie
  • Il guidare non accompagnati
  • Trovarsi intrappolati in un ingorgo stradale
  • Stare fermi in fila
  • Rimanere da soli in casa

Nei casi gravi, la lista dei luoghi da evitare si allunga progressivamente; ogni nuovo episodio di panico incrementa la lista di un altro ambiente pericoloso; perciò, se queste paure, e il conseguente evitamento di luoghi “rischiosi”, diventano eccessivi, la diagnosi di disturbo di panico diventa “disturbo di panico con agorafobia”, dove per “agorafobia” intendiamo l’ansia relativa all’essere in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile o imbarazzante allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile un aiuto, nel caso di un attacco di panico inaspettato. Nei casi estremi, l’individuo finisce per recludersi in casa, arrivando ad avere uno stile di vita assai limitato. Nella cura degli attacchi di panico con o senza agorafobia, la forma di psicoterapia che la ricerca scientifica ha dimostrato essere più efficace, nei più brevi tempi possibile, è quella “cognitivo-comportamentale”, mentre sostanzialmente è controindicato affidarsi ai farmaci. Comunque la cura farmacologica degli attacchi di panico, per quanto spesso sconsigliabile (almeno come unico trattamento), si basa fondamentalmente su due classi di farmaci: benzodiazepine e antidepressivi, spesso impiegati in associazione.

Dott. Alessandro Centini

Psicologo- psicoterapeuta

alessandro.cen@gmail.com

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