ANALISI – Juventus agli ottavi, la fine del “Complesso Europa”

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La Juventus ce la fa, con una sufficienza piena passa il primo esame della stagione: centra l’obiettivo qualificazione e, senza infamia e senza lode, si dirige verso gli ottavi. Ancora uno 0-0, che stavolta  garantisce la qualificazione, ma che regala poche emozioni: 0 goal, 0 cambi, 0 sorprese. Una partita semplice, equilibrata, una prestazione intelligente e alla portata delle reali capacità della squadra. C’è chi ha subito gridato al “biscotto” ma basterebbe considerare entrambe la prospettive di partenza per comprendere che non è così: passare prima nel girone avrebbe significato molto per la Juve, ma poteva trasformarsi in una fatica scellerata, ugualmente importante per l’Atletico matenerlo il primato, non solo per il girone, ma per l’Europa che conta. Niente biscotto dunque, le partite giocate in modo controllato, passano per diverse fasi e si concludono sempre cercando di limitare i danni.

La Juve, infatti, ci prova a fare la partita, nonostante un inizio complicato: i primi minuti scorrono con la sensazione che tutto potrebbe accadere da un momento all’altro, se solo una delle due squadre trovasse il modo per rompere gli equilibri. I bianconeri toccano pochi palloni, i passaggi sono spesso imprecisi, l’Atletico non affonda restando solido in difesa. Nel secondo tempo la Juve sembra più decisa, convinta e prova ad essere più audace creando sicuramente più occasioni, fino alla chiusura definitiva degli spagnoli.

Il coraggio dura poco, infatti, lasciando spazio ad una comprensibile attenzione, alla volontà di gestire la partita facendo girare palla senza correre rischi: gioco misurato, tanti passaggi orizzontali, nessuna accelerazione, pochi guizzi. La Juve però passa, si qualifica, ed è questo quello che conta. Più che di biscotto si dovrebbe parlare di una partita intelligente, di una scelta consapevole: contro una squadra che meglio di altre sa leggere ogni singolo momento delle partite, ed adattarsi di conseguenza, la Juve ha agito con altrettanta lucidità, analizzando le reali prospettive. Non è stata una partita per coloro che aspettavano lo spettacolo: lo stadio tutto esaurito, coreografie da finale, dimostrano quanto il pubblico si aspettasse una partita diversa. Così come i tifosi dell’ Olympiakos che vince meritatamente, aspettando invano il fischio conclusivo di Torino.

Vincere anche solo 1-0 avrebbe aiutato soprattutto a livello psicologico: battare una grande significa anche allontanare momentaneamente lo spettro del complesso Europa, e dimostrare di meritare a pieno titolo la qualificazione. Ma dopo le figuracce dello scorso anno sembrano davvero troppo eccessive le critiche nei confronti di una squadra che comunque resta saldamente in vetta al campionato e che raggiunge il primo vero obiettivo stagionale. Passare da una brutta figura ad un passaggio del turno controllato e razionale è un buon risultato.

I sognatori che speravano in un’impresa devono ancora aspettare, almeno fino a lunedì: l’urna di Nyon contiene insidie che la renderebbero davvero necessaria.

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