L’ansia: che cos’è e quando diventa patologica

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L’ansia è uno degli stati emozionali più rilevanti e pervasivi. E’ definita come uno stato di tensione emotiva, spesso caratterizzata da sintomi come tremore, sudore, palpitazione e incremento del ritmo cardiaco. Il termine ansia deriva dalla parola latina anxia, che stava a significare una condizione di agitazione e preoccupazione e che a sua volta risale ad angere, che significa “stringere, soffocare”. Uno degli aspetti più paradossali dell’ansia è che la persona sembra produrre inconsapevolmente quelle situazioni che maggiormente teme e detesta. Infatti, la paura di un evento spiacevole sembra far aumentare la probabilità che esso avvenga effettivamente. Per comprendere come la reazione d’ansia sembra produrre proprio quelle situazioni che l’individuo teme di più, consideriamo il seguente resoconto di un professore universitario che aveva l’ansia di parlare in pubblico: “Non appena inizio a parlare in pubblico, spero che la mia mente e la mia voce funzionino appropriatamente, cioè che io non perda il mio equilibrio e che ogni altra cosa funzioni. Ma poi il cuore comincia a battermi forte, sento la pressione salire nel petto come se fosse lì lì per esplodere, la lingua gonfia e pesante, la mente si annebbia e diventa vuota. Non riesco a ricordare quello che ho appena detto o quello che stavo per dire. Poi mi sento soffocare. Riesco a malapena a emettere qualche parola. Il mio corpo oscilla, le mie mani tremano. Inizio a sudare e mi sembra di cadere dalla pedana del palco. Mi sento terrorizzato e penso che probabilmente perderò la mia reputazione”. Da questo resoconto possiamo vedere come, in un episodio di ansia, viene coinvolto praticamente tutto l’organismo: 1) il sistema fisiologico attraverso la sudorazione, l’aumento del ritmo cardiaco e il capogiro; 2) il sistema cognitivo, con l’anticipazione che “probabilmente perderò la mia reputazione”; 3) il sistema motivazionale, col desiderio di trovarsi il più lontano possibile dalla situazione traumatica; 4) il sistema emotivo o affettivo, con la sensazione soggettiva di terrore; 5) il sistema comportamentale, col tremore e l’inibizione nel parlare o nel pensare.

In generale, indica un complesso di reazioni  che si manifestano in seguito a uno stimolo che avvia aspettative negative. L’ansia aumenta quando la persona valuta il pericolo come imminente e grave, mentre diminuisce quando il soggetto sente di poter gestire la situazione. Con l’aumentare dell’ansia migliora la qualità della prestazione fino ad un livello ottimale, superato il quale l’ansia influenza negativamente la performance. L’ulteriore aumento dell’ansia comporta effetti negativi sulla prestazione che decresce progressivamente fino al punto di massima ansia che corrisponde all’ impossibilità di ogni prestazione, alla paralisi.  In particolare, l’ansia poggia le sue basi su un meccanismo fisiologico chiamato attacco-fuga che è il nostro programma genetico di comportamento quando ci troviamo di fronte ad un pericolo ( funzione adattiva per i nostri antenati preistorici). In queste circostanze, il cuore accelera la sua attività, fornendo più sangue al cervello e ai muscoli; la respirazione diventa più rapida e profonda, procurando più ossigeno a tutto il corpo; la sudorazione aumenta, rinfrescando il corpo e rendendolo scivoloso e quindi più difficile da afferrare; molti muscoli si tendono con forza, preparandosi a un’azione rapida e vigorosa; diventiamo estremamente vigili e attenti. In altre parole, mettiamo in atto una serie di modificazioni fisiche che sono funzionali ad affrontare la minaccia o tramite l’eliminazione diretta del pericolo (attacco) o tramite l’allontanamento (fuga).              

Le reazioni d’ansia non si scatenano soltanto quando la situazione minacciosa mette a repentaglio la nostra incolumità fisica, ma anche in quelle situazioni in cui abbiamo la tendenza ad esagerarne  l’importanza, come se fosse una questione di vita o di morte. Si pensi, ad esempio, a un esame o a una prestazione pubblica in campo scolastico, sportivo o lavorativo oppure alla conversazione con una persona di status molto elevato. Infatti, se è necessario poter ricordare bene un discorso già preparato, se è auspicabile poter contare sulla propria capacità di scegliere il modo migliore per esprimersi, il fatto che la nostra mente sia concentrata soltanto sul pericolo e sulle peggiori conseguenze dei nostri eventuali errori non ci aiuta affatto.  Benché l’ansia sia parte della natura umana e benché tutti provino ansia in varie circostanze della vita, per alcune persone questa emozione può diventare un problema, ostacolando il raggiungimento degli obiettivi personali. La reazione d’ansia diventa disfunzionale, cioè patologica quando il livello d’intensità raggiunto dall’ individuo non è proporzionato all’ entità della situazione minacciosa e quando non esiste più un reale pericolo. In queste circostanze, l’ansia non è più un meccanismo di sopravvivenza, ma una reazione inappropriata a situazioni che non richiedono l’attivazione del meccanismo attacco-fuga. Si assiste a un’attivazione emotiva che è eccessiva per quanto riguarda la frequenza con cui si verifica, l’intensità con cui si manifesta e la durata. I disturbi d’ansia più comuni e frequenti sono: il disturbo di panico e agorafobia, la fobia sociale, la fobia specifica, il disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo ossessivo-compulsivo e il disturbo post-traumatico da stress.

Dott. Alessandro Centini

Psicologo-psicoterapeuta

alessandro.cen@gmail.com

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