Quando lo smartphone annienta il sonno

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Chi utilizza ferocemente il proprio smartphone, soprattutto la sera, sa quanto possa essere complicato prendere sonno in pochi minuti. C’è chi rimane sveglio fino a tardi proprio perché attratto irresistibilmente da questo strumento ormai indispensabile per la maggior parte di noi. Due psicologhe canadesi della Brock University di St. Catharines hanno effettuato uno studio sull’utilizzo dello smartphone, dei social network e della TV prendendo sotto esame 942 studenti.

Hanno monitorato le loro abitudini durante l’intero percorso di studio, quindi tre anni, per verificare se la correlazione che sembra esserci tra smartphone e insonnia sia vera.

Dai risultati emerge che la durata del sonno non è influenzata dall’utilizzo dei social network. Ecco cosa scrivono in merito: “I disturbi del sonno sono predittivi di una maggiore quantità di tempo speso a guardare la TV o sui social network, ma non viceversa. Contrariamente a quello che pensavamo, la durata del sonno non è influenzata dall’uso dei media”.

Francesco Peverini, direttore scientifico della Fondazione per la ricerca e la cura dei disturbi del sonno, parla però di molteplici variabili che potrebbero influenzare il nostro riposo. Molto dipende dal tipo di display, dalla luce emessa e dal tipo di attività che svolgiamo con lo smartphone prima di addormentarci. Se siamo alle prese con una competizione, come ad esempio un gioco, la nostra corteccia celebrale si attiverà maggiormente rendendo più complicato il successivo riposo.

Ecco cosa dichiara Peverini in merito:

“È abbastanza chiaro, infatti, che l’uso intensivo prima di addormentarsi delle tecnologie non causa di per sé l’insonnia. L’affaticamento visivo, invece, può provocare l’attivazione di aree del cervello connesse con i centri del sonno e con l’ipotalamo, che modificando il rilascio di molecole e ormoni sono in grado di alterare il fisiologico ritmo sonno-veglia. Sappiamo anche che, se si usano troppo a lungo la sera gli schermi retroilluminati, si verifica lo stesso effetto del jet lag: non è certo una malattia, ma in una persona che ha già problemi ad addormentarsi, questa abitudine può acuire un disturbo del sonno. Non esistono, inoltre, studi scientifici che abbiano indagato quanto la tecnologia della retroilluminazione possa interferire – positivamente o negativamente – con le fasi del sonno: per esempio con il sonno REM, quello maggiormente correlato all’attività onirica. Vi è da prendere infine in considerazione, la velocità di aggiornamento della pagina, ovvero quante volte, in un secondo, l’immagine viene ridisegnata sullo schermo. O, ancora, la vicinanza del dispositivo al cervello, dal momento che l’attività elettromagnetica può svolgere un’azione sui neuroni.”

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