Call for Apps: 24 applicazioni al servizio della disabilità

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Sono 24 le applicazioni realizzate per smartphone e tablet per cercare di semplificare la vita delle persone portatrici di un handicap, e sono tutte state sviluppate da programmatori ed ingegneri italiani. Le 24 app sono state le protagoniste indiscusse della fiera di tecnologia al servizio dei disabili, Handimatica, che ha avuto luogo a Bologna fino al 29 novembre. L’iniziativa di quest’anno è stata quella di spronare aziende e start up di tutta Italia a presentare nuove applicazioni con lo scopo di poter aiutare queste persone nelle azioni di ogni giorno, come leggere un messaggio, studiare o fare una passeggiata.

Le 24 società che hanno partecipato al progetto, hanno presentato al pubblico il frutto di un lavoro basato sull’utilizzo di software di ultima generazione. Il campo della applicazioni è in continua crescita grazie alle iniziative di molte società del settore, come Apple e Google, che hanno fornito i mezzi per portare sempre più persone ad entrare a far parte del mondo della programmazione. I tablet e gli smartphone sono ormai diventati strumenti all’ordine del giorno, quindi anche i portatori di handicap hanno il diritto di poter aver servizi che ne semplifichino la vita.

Camilla Zanichelli della fondazione Asphi, che si è occupata dell’organizzazione della mostra, spiega come siano state proprio questi progressi tecnologici, ad averla spinta a far partire l’iniziativa Call for Apps. Visto che ormai le applicazioni sono diventate un linguaggio comune che non è solo utilizzato dai giovani ma anche dai più anziani, i quali trascorrono sempre più tempo con gli smartphone, è giusto poter offrire anche a loro servizi che li aiutino ad imparare il funzionamento.

La decisione di puntare sulle applicazioni è nata da alcuni studi effettuati presso una casa di riposo di anziani malati di Parkinson, ai quali è stato dato uno dispositivo elettronico e si è visto che gli anziani avevano molta meno difficoltà ad utilizzare uno smartphone rispetto ad un computer. Ed è normale visto che il linguaggio utilizzato nelle app è molto più semplice di quello usato nei computer e i benefici sono evidenti.

Tra le applicazioni presentati al Handimatica, troviamo:

Blind sms reader

Una applicazione che permette a chi ha deficit visivi o auditivi di poter leggere i messaggi di testo nel pieno rispetto della loro privacy.

3D Media Toonz

Indirizzata a chi è portatore di sordità, traduce con un click l’alfabeto dei segni in lingua italiana, così da permettere a che non conosce questo linguaggio di poter comunicare con queste persone.

Pedius

Ottimo applicazione sempre per i non udenti, consentendo loro di poter fare normali chiamate.

WinGuido

Applicazione che permette a chi è portatore di deficit auditivo di qualsiasi entità di poter leggere i quotidiani nelle relative edizioni locali.

Badaplus

Questa app trasforma lo smartphone o il tablet in un agenda digitale nella quale inserire tutto ciò che la badante deve fare nel corso della giornata per assistere una persona con handicap. Inoltre permette di inserire un resoconto delle attività svolte e i contatti per le emergenze.

Ma all’Handimatica non sono state presentate solamente applicazioni ma anche dispositivi elettronici tra cui la robotica, per cui  Alex Zanardi ha fatto da testimonial. Tra i device troviamo Parloma, un prototipo di telefono per i sordo ciechi che sfruttando un sistema di comunicazione web converte il linguaggio dei segni tramite mani robotiche. Questo dispositivo è stato sviluppato dai ricercatori del Policlinico di Torino, team che fa parte anche del laboratorio AsTech del Consorzio Nazionale per l’Informatica. Invece il dipartimento di Informatica, Scienza ed Ingegneria dell’Università di Bologna ha sviluppato un sistema di ausilio per non vedenti. Si tratta di due bracciali connessi ad una telecamera posta sopra gli occhiali che invia una vibrazione ai bracciali quando si è in presenza di un ostacolo.

“La tecnologia può fare moltissimo per semplificare la vita di chi deve fare i conti con una disabilità. Alex Zanardi ne è la testimonianza vivente, Ma ovviamente, da sola non basta. Da un lato è importante che la tecnologia venga integrata, ad esempio a scuola gli insegnanti possono aiutare molto i ragazzi disabili personalizzando le applicazioni sulla base delle loro necessità. Dall’altro, però, occorrono finanziamenti. Perché un conto è che le istituzioni spendano parole per ribadire l’importanza dell’inclusione sociali, un conto è sovvenzionare progetti concreti che vadano in questa direzione.”

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