Talking Books, la tecnologia al servizio del Terzo mondo

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Talking Books. Sono definiti Talking Books quei dispositivi privi di schermo in grado di dare informazioni importati al suo ascoltatore. Questo tipo di device sta diventando sempre più famoso nei Paesi del Terzo mondo, dove uno smartphone o più semplicemente un computer sono quasi fantascienza.

I Talking Books hanno un singolo obiettivo: fornire aiuto alle popolazioni contro gravi problemi che le affliggono. Dotati di microSD contenente audio per 50 dialetti differenti (ci riferiamo al caso specifico del Ghana), questi device forniscono alla popolazione analfabeta informazioni e modi per curare malattie quali Ebola, Colera e molte altre all’ordine del giorno. L’interlocutore può poi porre domande al dispositivo, come ad esempio “Non ho capito cosa intendi dire” o “Spiegami riguardo altri problemi che colpiscono il mio Paese”, per informarsi maggiormente. Alcuni bottoni potranno poi far aumentare la velocità o meno dell’interlocutore nonché rispondere a quiz a risposte multiple.

Sviluppati per sopportare perfino tempeste tropicali, i Talking Books sono dotati di batterie facilmente recuperabili anche nei Paesi poveri, che permettono un’autonomia complessiva di 15 ore. I ricercatori dell’Università del Michigan stanno lavorando per inserire nelle prossime generazioni dei chip che aumentino l’autonomia.

Ben altro che “semplici” smartphone o tablet. I Talking Books sono disponibili in Ghana a circa 40’000 persone grazie al supporto di UNICEF e Literacy Bridge, che tutt’ora gestisce attivamente lo sviluppo delle prossime generazioni che potrebbero integrare uno schermo, capace di permettere alla popolazione di imparare a leggere, oltre che ascoltare passivamente consigli.

 

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