Impariamo a fare la Spesa: Gli additivi alimentari

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Gli additivi alimentari rappresentano un argomento delicato perché sono sostanze senza un valore nutrizionale riconosciuto e sono utili solo a rendere i prodotti meglio conservabili o più accattivanti. Offrono senz’altro alcuni vantaggi perché garantiscono una maggior igiene e impediscono o ritardano alcune alterazioni del prodotto, bisogna però stare molto attenti perché non sono stati fatti ancora studi a sufficienza per dimostrare la loro totale innocuità, o meglio, gli studi condotti finora non sono sufficienti per escludere l’eventualità di una loro ripercussione negativa sull’organismo umano, soprattutto se assunti in combinazione tra di loro.

La normativa europea autorizza l’uso di additivi alimentari se è dimostrato che “non pone problemi di sicurezza per la salute umana”, nel senso che questi sono aggiunti in dosi minime tali per cui non possono provocare un’intossicazione nell’organismo, ma non conosciamo i danni a lungo termine, dopo un’ingestione prolungata nel tempo. Infine, purtroppo, molti additivi vengono utilizzati anche per mascherare prodotti di qualità scadente. Negli ultimi decenni l’uso di additivi è notevolmente aumentato, anche se da millenni sono sempre stati utilizzati additivi naturali quali l’aceto, l’alcol, il limone (per evitare che la frutta e la verdura anneriscano), l’olio, il sale e lo zucchero.

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Gli additivi chimici sono suddivisi in categorie e sono nominati con la lettera E iniziale (che indica che l’additivo è stato approvato all’uso in tutta l’Unione Europea) seguita da un numero la cui prima cifra rappresenta la categoria di appartenenza. Qualche esempio: E102 (tartrazina) è un colorante usato per bibite, dolci e sciroppi, da usare con moderazione in quanto nel 2010 la EFSA (European Food Safety Authority) ha segnalato possibili collegamenti tra l’uso dei coloranti alimentari e la sindrome di iperattività nei bambini; E220 è un conservante (anidride solforosa) contenuto nella frutta secca e nelle conserve il cui uso è regolamentato perché riduce la disponibilità di vitamina B1; E251 (nitrato di sodio) è un conservante presente negli insaccati e può indurre modificazioni nell’emoglobina nei bambini piccoli; E450 (polifosfati) sono addensanti presenti nei budini, nei formaggini e nel latte in polvere, sono noti per sottrarre calcio all’organismo; E621 (glutammato di sodio) è il più famoso esaltatore di sapidità aggiunto per migliorare l’appetibilità dei prodotti esaltandone i sapori senza renderli salati, in passato è stato accusato di causare cefalea, ipertensione e persino cancerogenicità. Le scarse informazioni che abbiamo sugli additivi ci suggeriscono di usare prudenza: cerchiamo di indirizzare le nostre scelte alimentari verso prodotti che ne contengano il meno possibile. Buon appetito!

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