Consulenza e mediazione familiare: quali differenze?

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La consulenza e la mediazione familiare partono da presupposti differenti e si propongono obiettivi diversi. La consulenza è utilizzata con coppie che pur soffrendo all’interno della loro relazione per problemi anche gravi, intendono però affrontarli restando insieme, cercando di risolverli con un aiuto psicologico che li aiuti a focalizzarli meglio ed a ripristinare una più efficace la comunicazione per il bene dei figli.

La mediazione familiare è utilizzata invece per coppie fortemente conflittuali in fase di separazione o di divorzio oppure già divorziate che non riescono a comunicare, neppure per il bene dei figli, circa i quali vi è o entrano in gioco di disaccordi più o meno gravi.

Il fine della mediazione è che tra i coniugi vi sia un’adeguata comunicazione e collaborazione finalizzata a garantire il benessere dei figli, il rispetto delle condizioni poste dal giudice circa le visite del genitore non affidatario e l’adeguata assistenza economica verso il coniuge più debole sotto questo punto di vista, che spesso è la madre per cui i figli sono abitualmente collocati. La mediazione familiare interviene per impedire che i figli vengano utilizzati come strumento di ricatto tra i coniugi ed affinché sia ad essi garantita la possibilità di mantenere vive alcune tradizioni familiari a cui quando la famiglia era ancora unita erano abituati, come ad es. quelle relative al Natale, le vacanze estive ecc. Inoltre, anche affinché entrambi i genitori comprendano quanto è importante per i figli, mantenere saldi legami affettivi con i parenti sia di parte materna che paterna come nonni, zii, cuginetti.

Naturalmente, quanto esposto sopra è una sintesi delle funzioni davvero preziose che la Mediazione Familiare può svolgere in situazioni e contesti conflittuali di molti tipi, là dove una ex coppia non riesce più a comunicare o lo fa esclusivamente in modo disfunzionale.

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