La schizofrenia: le tipologie del disturbo

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Nel giorno 10 del mese di ottobre, si è celebrata la Giornata Mondiale della Salute Mentale, con un rinnovato appello contro la stigmatizzazione di persone che soffrono di problemi psichici gravi.

In questa occasione ricordiamo che un grave disturbo psichico, che colpisce 1 persona su 100 nelle sue diverse forme, acute e transitorie, più gravi e croniche, è rappresentato dalla schizofrenia.  La schizofrenia, il cui esordio si verifica in genere durante la seconda fase dell’adolescenza, si presenta a livello fenomenologico con una serie di sintomi che permettono  di raggrupparla in quattro differenti tipologie diffuse nel monde occidentale.

I quattro tipi di sindromi schizofreniche sono le seguenti:

  • Tipo ebefrenico: i pazienti ebefrenici presentano un comportamento ed una emotività disorganizzata e confusionaria, di tipo spesso infantile. Il linguaggio è caratterizzato da frasi incongrue come se il loro pensiero seguisse dei nessi logici diversi  e non condivisibili, indecifrabili per gli altri.
  • Tipo catatonico: i pazienti che soffrono di questo tipo di schizofrenia, sono caratterizzati da una grave forma di distacco dalla realtà evidenziabile da stati prolungati di immobilità o agitazione immotivata e senza scopo. I catatonici possono rimanere per molto tempo in una posizione scomoda che gli viene fatta assumere ed alla quale il loro corpo, quando ciò avviene,  sembra cedere come fosse fatto di cera. L’immobilità dei catatonici è causata da una profondissima paura che essi sperimentano di fare qualcosa di sbagliato o di mettersi in situazioni negative per sé, motivo per cui essi evitano di compiere qualsiasi azione.
  • Tipo paranoide: i pazienti che soffrono di questo tipo di schizofrenia sono caratterizzati dalla presenza di deliri di persecuzione; la loro realtà interna è così insopportabile ed angosciante che essi proiettano all’esterno la causa del proprio malessere per renderlo “affrontabile” nel mondo. Così essi diventano ostili e sospettosi verso gli altri a cui attribuiscono cattive intenzioni nei loro confronti (spesso pensano ad es. di essere spiati o tenuti sotto controllo).

Altri tipi di deliri tipici della forma paranoide sono i deliri erotici, di gelosia, di onnipotenza e grandezza (ad es. la persona è convinta di essere un grande personaggio storico e di avere una importante missione da compiere).

  • Tipo indifferenziato: sono presenti sintomi quai deliri ed allucinazioni (sintomi positivi) ma non sono organizzati secondo le caratteristiche di nessuno dei precedenti gruppi di tipologie della patologia schizofrenica.
  • Tipo residuo: in questo caso sono presenti sintomi positivi sono molto lievi mentre dominano i sintomi negativi, come l‘appiattimento affettivo, una mancanza di volizione ed un impoverimento del comportamenti motori.

E’ necessario specificare che mentre fino ai primi decenni del ‘900 del secolo scorso, spesso la prima crisi schizofrenica rappresentava l’inizio di un progressivo declino delle funzioni mentali ed affettive accompagnate da un progressivo o talvolta repentino isolamento sociale, con la scoperta verso gli anni ’50 del 1900 dei farmaci neurolettici o antipsicotici (il primo di essi fu la clorpromazina ad opera di Henry Laborit) in grado di contenere i sintomi in fase acuta della malattia e di prevenire le ricadute durante le fasi di remissione, insieme ai trattamenti psicosociali e psicoterapeutici (se e quando indicati ) è possibile attualmente curare efficacemente questa grave malattia.

E che spesso il problema più grave, a causa di molti diffusi pregiudizi purtroppo, ancora oggi per molte delle persone che ne soffrono più dei loro sintomi soggettivi può essere rappresentato dallo stigma sociale al quale esse sono sottoposte, ciò che aggrava la loro tendenza all’isolamento anziché il progresso verso l’integrazione che ne favorisce invece il miglioramento, rinnovandone pian piano la fiducia e la speranza.

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