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Svegliarsi e parlare un’altra lingua: ecco perché succede…

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Negli ultimi 70 anni ben 62 persone si sono risvegliate dal coma in cui erano precipitate in conseguenza di un grave incidente automobilistico oppure di un ictus, parlando una lingua diversa da quella di origine. In generale, si tratta di persone che hanno subito dei traumi all’emisfero sinistro del cervello, nell’area di Broca ed in quelle motorie ad essa adiacenti ed al cervelletto.

Parliamo quindi di traumi che richiedono necessariamente un periodo di riabilitazione della funzione linguistica. Quando la persona uscita dal coma inizia a parlare, tipicamente non si rende conto di avere un accento straniero se ciò non gli viene fatto notare dai parenti. Storicamente, vi sono diversi casi conosciuti a livello pubblico e tra questi, ne citiamo uno, quello di Leanne Rowe.

Leanne Rowe è una donna australiana che otto anni fa ebbe un grave incidente di macchina in conseguenza del quale entrò in coma; quando si risvegliò dallo stesso, riprese a parlare presentando chiaramente un accento francese. Anche la sua voce era cambiata quando dopo la riabilitazione delle funzioni linguistiche, riprese a parlare definitivamente e tale evidenza la disturbò al punto da provocarle una sindrome ansiosa – depressiva.

Un altro caso noto ma molto meno drammatico per gli eventi precipitanti, che secondo i medici costituisce una variante della sindrome dell’accento straniero, è quello di Karen Butler, una donna americana dell’Oregon con un tipico accento della sua zona. La donna risvegliandosi dall’anestesia che le aveva praticato il dentista per una estrazione, iniziò a parlare con un perfetto accento inglese, con un misto di irlandese.

Il caso di Karen Butler, che si verificò otto anni fa, sembra essere per ora l’unico noto accaduto in seguito alla somministrazione di sostanze chimiche;  il farmaco utilizzato dal medico dentista per addormentarla fu l’ “Halcion” che è un ipnotico sedativo utilizzato generalmente per il trattamento a breve termine dell’insonnia.

Karen Croot, ricercatrice afferente all’Università di Sidney, è uno dei pochi scienziati al mondo ad aver studiato questo fenomeno, individuando alcune delle aree cerebrali in esso coinvolte. Si tratta di aree cerebrali che rispetto allo svolgimento delle funzioni linguistiche sono alla base dell’intensità del suono, relative cioè alla lunghezza delle vocali e delle consonanti in particolare.

Si tratta proprio quindi, di quei caratteri che nel linguaggio parlato, sono alla base dell’accento, considerando anche nel complesso intonazione e ritmo di tali vocali e consonanti. Purtroppo, nel caso della Sindrome dell’Accento Straniero, che è comunque molto rara, si tratta di una patologa diagnosticabile solo successivamente ad un evento tragico come un trauma che richiede una lunga riabilitazione funzionale del linguaggio in seguito ad una lesione cerebrale.

Quando essa si riscontra dopo un ictus l’emergere dell’accento straniero può anche verificarsi dopo mesi o addirittura dopo anni, quando cioè il paziente colpito dall’evento traumatico, riacquista la piena capacità di produzione linguistica ed il suo modo di parlare diventa maggiormente comprensibile da parte degli ascoltatori.

Alla Sindrome dell’Accento Straniero, non è associato alcun tipo di deficit cognitivo tipico, infatti, i pazienti che ne soffrono, durante il trattamento di logopedia, mostrano una afasia di tipo puro ma non disturbi relativi alla comprensione, ripetizione e denominazione.

Alcuni pazienti usciti dal coma, che presentano la sindrome dell’accento straniero, possono purtroppo sviluppare delle difficoltà nelle relazioni sociali a causa del forte disagio suscitatogli dalla acquisita consapevolezza di questo loro modo di parlare, che viene percepito sia da loro stessi che dagli altri come molto strano e diverso da quello che utilizzavano precedentemente nel corso delle loro abituali interazioni sociali.

Inoltre, la FAS (Foreign Accent Syndrome) può almeno inizialmente, come testimoniato dall’americana Karen Butler, suscitare in alcune persone dei problemi di identità, fino al verificarsi di un completo riadattamento alla nuova situazione da parte della personalità individuale nel suo complesso.

Concludendo, dobbiamo sottolineare che gli studi relativi alla produzione linguistica di pazienti con sindrome dell’accento straniero hanno dimostrato che essi non parlano realmente la lingua  straniera percepita dagli ascoltatori. Pur avendone l’accento infatti, il loro linguaggio, non ne possiede però i caratteri.

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