L’inibizione di una proteina riduce i danni da ictus ischemico

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Grazie ad un recente lavoro di ricerca condotto da una equipe internazionale di scienziati diretta da M. Grazia de Simoni dell’Istituto Mario Negri di Milano e pubblicato su “Circulation”, è stata recentemente scoperta l’importanza di una proteina endogena del sangue, la cui inibizione riduce i danni cerebrali nei casi di ictus ischemico. La proteina appartiene al sistema di complemento ed è stata denominata Mannose Binding Lectine (MBL). Essendo sua caratteristica quella di depositarsi sulle zone cerebrali colpite da ictus comportando danni permanenti, è molto importante in questi casi, inibire al più presto la sua produzione.

La proteina MBL si deposita nei i microvasi. L’importanza della ricerca, oltre che nella scoperta di questo processo di accumulo nelle zone ischemiche alla base di danni permanenti al cervello, è rappresentata anche dall’altra faccia della medaglia che per ora è allo studio su modelli animali sui quali ha prodotto buoni risultati. Questi studi hanno dimostrato che intervenendo sull’ictus ischemico all’interno di una finestra temporale massima compresa tra le 18 e le 24 ore, è possibile bloccare questo processo di accumulo, riducendo i danni cerebrali. 

Si tratta quindi di una scoperta che ha suscitato nei ricercatori la grande speranza di ampliare di molto l’arco temporale in cui poter intervenire in modo efficace limitando i danni cerebrali nei pazienti colpiti da ictus ischemico.La proteina MBL per svolgere la sua azione post ischemica, si lega nel cervello a degli specifici carboidrati e questo processo deve essere inibito.

Allo studio degli scienziati, attualmente, vi è un anticorpo che permette di bloccare l’azione della MBL e di favorire la ripresa di pazienti colpiti da ictus ischemico per i quali attualmente l’unica cura possibile in tempi rapidi, è rappresentato dall’attivatore tissutale del plasminogeno o “tPA”, la cui somministrazione però a distanza di oltre 4 o 5 ore dopo il verificarsi dell’ictus può far insorgere gravi effetti collaterali rendendo così molto limitata la finestra temporale di intervento medico/farmacologico utile.

La speranza dei ricercatori è quella di riuscire, attraverso l’inibizione dell’accumulo della MBL sui microvasi nei pazienti colpiti da ictus ischemico a migliorarne la prognosi e quindi la successiva qualità di vita. Naturalmente, la ricerca potrebbe anche fornire una base scientifica per la creazione ex novo di nuovi farmaci (oltre al già citato anticorpo) mirati a bloccare la proteina MBL e quindi, i danni cerebrali permanenti.

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