Il pacemaker del futuro: salverà milioni di vite

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I pacemaker mantengono milioni di cuori intatti in gran parte del pianeta, proteggendo i loro proprietari da aritmie potenzialmente fatali. Ma c’è un problema: le batterie dopo cinque o dieci anni si scaricano e non permettono all’apparecchio di funzionare, così da richiedere la sostituzione per mano di un chirurgo attraverso un importante e rischioso intervento, che spesso potrebbe creare danni gravi. Ora però, John Rogers e il suo team presso l’University of Illinois, stanno sperimentando una soluzione che potrebbe rendere il pacemaker un dispositivo dall’illimitata batteria, tutto grazie alla sola potenza del battito del cuore stesso, che potrebbe alimentare la batteria con il passare degli anni. Questa innovazione potrebbe cambiare per sempre la vita di milioni di persone.

Il nuovo pacemaker sperimentato è grande quanto un semplice francobollo, ma in se tiene una grande quantità di tecnologia. Si basa su un materiale cristallino chiamato titanato zirconato di piombo (PZT), che ha qualità piezoelettrici, ciò significa che rilascia una piccola corrente elettrica ogni volta che viene piegato. I nastri del dispositivo sono collegati a una batteria ricaricabile e il tutto è racchiuso in una plastica chiamata poliimmide.

Negli studi iniziali, effettuati su mucche, maiali e pecore, il pacemaker è stato cucito sul muro del ventricolo destro, dove sembrava potesse interferire meno con il movimento del cuore. I risultati sono stati pubblicati a gennaio sulla rivista ‘PNAS – Proceedings of National Academy of Sciences’. L’idea non è del tutto nuova. Altri hanno usato fili di ossido di zinco per raccogliere potenza dal corpo, per esempio. Ma questo progetto è “ciò che è stato sviluppato e progettato, ma reso in piccola scala”, dice Michael McAlpine, professore di ingegneria meccanica presso l’Università di Princeton.

C’è ancora molta strada da fare prima di vedere il pacemaker autoricaricabile nelle persone, però, Rogers, afferma che il dispositivo deve avere una durata di almeno 15 anni, di per se, e deve sopportare l’usura della piegatura perpetua che lo stretching del cuore effettua sull’apparecchio. Il cuore gestisce circa cinque miliardi di battiti in una vita, ma per il momento il dispositivo ne mantiene solo uno. Si tratta di “piccoli passi”, ammette Rogers.

L’innovazione che vi è in questa nuova filosofia di pacemaker si basa essenzialmente sui materiali, che, a detta di Rogers, possono anche essere ingeriti senza problemi, come ha dimostrato durante una conferenza, che però ha svolto una sola volta. La domanda che molti si pongono, oltre ai malati che li adotteranno, è: questi apparecchi possono allungare la vita dell’umanità e di ogni essere vivente presente sul pianeta? La risposta è ancora molto difficile da dare ma, con i grandi passi che la scienza sta facendo, non ci meraviglieremo se fra 30 o 40 anni avremo intorno a noi dei potenziali futuri ‘bicentenari‘.

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