Cos’è la motivazione?

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La motivazione è lo stato di attivazione interiore che spinge l’individuo a compiere un’azione al fine di raggiungere un determinato scopo.  Le motivazioni possono essere distinte in primarie e secondarie, oggetto di studio da parte di etologi e psicologi. Le motivazioni primarie sono funzionali alla sopravvivenza dell’individuo e della specie a cui egli appartiene .

Tra queste, possiamo annoverare:

  • la fame;
  • la sete;
  • il sonno;
  • il sesso.

Esse sono quindi delle motivazioni a carattere prettamente fisiologico. L’individuo può però essere spinto ad agire anche sulla base di schemi mentali e credenze che sono il riflesso di concetti appresi durante le esperienze di vita. Questi schemi possono essere rappresentati da valori di diverso tipo, quali ad esempio i seguenti:

  • religiosi;
  • etici;
  • modelli sociali;
  • regole parentali introiettate.

Si evidenzia che le motivazioni del secondo tipo, sono quindi essenzialmente di tipo psicologico – cognitivo. Al fine di comprendere le azioni di un essere umano è però necessario considerare che le sue azioni non derivano quasi mai – a meno che egli sia piccolissimo – da una sola motivazione ma generalmente da motivazioni sovra determinate, che si intersecano tra loro. In tal senso, possiamo fare un esempio: un comportamento fortemente orientato alla vittoria da parte di un atleta che corre i 100 metri piani, può essere determinato da diversi livelli motivazionali. Tra questi, riscontriamo:

  • un forte livello di attivazione fisiologica;
  • la gratificazione che gli deriva dal successo quando egli attribuisce quest’ultimo alle proprie abilità (secondo la teoria dell’attribuzione e della soddisfazione emotiva di Weiner) sia;
  • il feedback sociale che per il proprio impegno ed il risultato raggiunto, egli riceve.

E’ possibile quindi vedere come sia effettivamente difficile attribuire l’attuazione di un comportamento umano ad un solo movente in quanto in esso si intersecano diversi fattori tra loro interagenti, quali:

  • spinte fisiologiche;
  • schemi cognitivi;
  • modalità di attribuzione del risultato in termini di successo o insuccesso a stessi (quindi all’interno) oppure all’esterno (quali  potrebbero essere circostanze particolarmente favorevoli o sfavorevoli) oltre che di tipo sociali (riconoscimenti, premi, essere presi a modello).

Considerando ora brevemente le motivazioni primarie nell’uomo, è necessario innanzitutto riconoscere che il primo autore a farne oggetto di studio per la psicologia, fu S. Freud e che egli ritenne l’attaccamento del bambino alla madre – argomento che approfondiremo successivamente – secondario al bisogno ed al soddisfacimento della nutrizione. Alcuni studi successivamente condotti da J. Bowlby , considerato uno dei maggiori psicoanalisti del ventesimo secolo , hanno dimostrato invece, l’esistenza di una motivazione di base all’attaccamento.

Il legame che si stabilisce tra madre e bambino fin dalla nascita, è legato non solo al bisogno di essere nutrito da parte del piccolo ma anche ad un bisogno di calore, di tepore, di rassicurazione e di protezione. Bowlby, partendo dagli studi di Konrad Lorenz sull’imprinting degli anatroccoli, si propose di studiare in modo ecologico cioè, in ambiente naturale e non di laboratorio, la nascita del rapporto affettivo tra madri e bambini, giungendo alla conclusione che esso costituiva, contrariamente a quanto ritenuto sia dalla psicoanalisi freudiana sia dal comportamentismo che lo consideravano che lo consideravano entrambi secondario al bisogno di nutrimento, un movente fondamentale del comportamento umano che esiste dalla nascita fino alla morte dell’individuo.

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